Sicuri
Su tutto il dibattito suscitato dall’emergenza lavavetri ho già detto come la penso. In breve: mi va benissimo la lotta alla microcriminalità, mi lascia molto perplesso (e un po’ disgustato) il dibattito che ne è nato a sinistra. Quello che però trovo davvero inquietante è il senso di fragilità e inconsistenza che tanti autorevoli esponenti del nascituro Partito democratico trasmettono. Dopo avere giustamente rivendicato l’indulto, male necessario per svuotare le carceri sovraffollate, ora vogliono la stretta sulla microcriminalità. Lasciamo perdere tutta la battaglia sulle droghe leggere, il consumo personale, la legge Fini-Giovanardi. Lasciamo perdere considerazioni di ordine ideologico, morale, politico, estetico. Stiamo all’aspetto pratico e ditemi se ho capito male io: abbiamo fatto uscire di galera rapinatori e spacciatori per fare posto ai lavavetri? Un’idea di “sicurezza” piuttosto curiosa, non trovate?
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Un mio amico giura di ricordare una feroce polemica, anni Novanta, attorno a un’iniziativa di Teodoro Buontempo e al suo manifesto che recitava: “Ai semafori vogliamo essere lasciati in pace”. Io onestamente non me la ricordo, ma forse sarebbe interessante fare una ricerchina.
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Sempre più spesso mi capita di pensare che la relazione tra estetica e politica sia più interessante di quanto io stesso, per indole e per formazione, sarei naturalmente portato a credere (e cioè: estetica = aria fritta; politica = cose serie). Da un po’ di tempo coltivo il sospetto che in realtà, quando le parole e i gesti di un dirigente politico – per ragioni tattiche o strategiche, comunque per considerazioni molto “serie” di opportunità, rapporti di forza, equilibri – scendono sotto un certo livello, da un punto di vista squisitamente estetico, ebbene, il mio sospetto è che questo sia sempre la spia di un errore politico, la prova (o almeno un valido indizio) del fatto che la posizione assunta, quella da cui conseguono le molto serie esigenze di cui sopra, dunque l’esigenza “politica” di quelle parole e di quei gesti, è politicamente sbagliata.

Il fatto è che la gran parte dei dirigenti politici di rilievo considerano l’appuntamento del 14 Ottobre alla stregua di un mega spot di lancio di un partito che, facile prevedersi visto il modo come si procede alla sua costruzione, s’incarterà il giorno dopo, replicando al suo interno tutti i limiti, i difetti e le divisioni che prima albergavano in due partiti distinti.
Vivendo questo appuntamento come uno spot, è chiaro che ognuno sta cercando di giocarsi la partita nel modo più mediaticamente efficace per evitare di finire nell’ombra.
I Candidati nazionali d’altra parte non stanno dando una mano ad alzare il livello del dibattito, anzi.
Pure loro devono prendere voti e perciò dicono quello che è più mediaticamente conveniente dire inseguendo l’ultimo sondaggio e cavalcando, chi più chi meno, l’antipolitica.
Dimenticando che il PD doveva nascere proprio per restituire ruolo e forza alla politica.
Ma verranno tempi migliori