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Un passo dopo l’altro

27/09/2007

Durante le mie tardive vacanze autunnali ho cercato di non perdere del tutto il contatto con quello che capitava da queste parti, nonostante fossi parecchio lontano. Lunedì e martedì sono tornato a lavoro, poi mi sono preso altri due giorni di vacanza. Sono rimasto a Roma e ho continuato a comprare diligentemente i giornali, ma ho smesso di leggerli. Domani però a lavoro ci torno definitivamente, quindi immagino che dovrei almeno provare a buttarci un occhio. Leggere almeno l’editoriale di Ezio Mauro oggi su Repubblica: “Antipolitica, per chi suona la campana”, e magari anche quello di Francesco Giavazzi ieri sul Corriere della sera: “La spesa pubblica non aiuta i deboli”. Certo, lo capisco, ora voi penserete che sono scemo. Ora voi direte: cosa vuoi che scrivano Ezio Mauro dell’antipolitica e Francesco Giavazzi della spesa pubblica? Ma l’hai mai letto un giornale, in Italia, negli ultimi quindici anni? E’ come chiedere qual è la trama di un film porno. Magari avete ragione voi. Anzi, lo so che avete ragione voi. E infatti non è che io li legga perché sia curioso di sapere cosa dicono. E’ solo che devo riabituarmi.

3 commenti leave one →
  1. stefano permalink
    27/09/2007 20:38

    Quello di giavazzi è una barzelletta, per non dire stronzata…

  2. 27/09/2007 22:03

    Eri sufficientemente in vacanza per non aver visto ieri sera Giavazzi a Ottoemezzo? Non è che non abbia espresso tre o quattro concetti, però quando a una domanda un po’ più articolata non sapeva cosa rispondere ripeteva sempre un disco registrato: come alla fine del ‘700 c’era un blocco sociale e il liberismo lo ha buttato per aria, ora – che c’è un blocco simile (sic) – il liberismo farà la rivoluzione, quindi il liberismo è di sinistra. Io di un lievito della storia che agisce ciclicamente, che torna cioè dopo un paio di secoli abbondanti perchè il lavoro non è stato ben fatto e perchè si sono formate croste purulente sul taglio chirurgico, beh un po’ diffido.

  3. 28/09/2007 14:49

    Il fatto è che l’economia è una cosa troppo seria per lasciarla agli economisti

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