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In principio era la meraviglia

30/09/2007

Quello che penso a proposito del piccolo dibattito sollevato dall’ultimo editoriale di Gian Antonio Stella sul Corriere, che venerdì si è modestamente paragonato a Luigi Einaudi, lo trovate qui. Articolo di ieri, scritto dopo aver visto che sul Corriere anche Pierluigi Battista dava man forte a Stella, paventando “i rischi di un nuovo fascismo”. Nientemeno.

“Forse è il caso di chiedersi – scrive Battista – se la vulnerabilità al richiamo salvifico di una rivoluzione che avrebbe trascinato nel fango i partiti non abbia fatto sentire i suoi effetti in un Novantadue, oltre che in un Ventidue”. Ecco, giusto, è certamente il caso di chiederselo. Chiediamoci dunque “se non sia stata cioè anche la mistica giustizialista del 1992 l’occasione per il rivitalizzarsi di uno spirito rivoluzionario in cui la ghigliottina giudiziaria si è fatta forte di una smania antipartitica così imponente da travolgere anche la cultura liberale più refrattaria ai raduni di piazza delle tricoteuses”. Forse qui Battista allude agli implacabili corsivi apparsi su Quattroruote, ai feroci editoriali di Donna Moderna? Non so. So però che ha ragione da vendere: occorre senza dubbio chiedersi anche questo. Dopodiché, riattacca con la “casta politica che si sente sotto assedio, senza capire che dovrebbe dar retta a un ipotetico nuovo Einaudi (non a Grillo, ma a un nuovo Einaudi liberale) se vuole aspirare a qualche chance di salvezza”. Può salvarsi, per esempio, con “seri accordi bipartisan sulla giustizia”, ma ovviamente non con “stratagemmi sotterranei” (“come ha scritto Piero Ostellino sul Corriere”). Può salvarsi, per esempio, con una seria moralizzazione, “non con la ricerca di un nuovo capro espiatorio da sacrificare in piazza (come sembra accadere nell’accanimento smodato sfoderato nei confronti di Mastella)”. Anche qui, nell’accanimento addirittura smodato contro Mastella, non è chiaro però se il riferimento sia ai lunghi servizi dedicati al caso dal Corriere dei Piccoli, o magari dalla gazzetta di Benevento. Chissà.

Giusto ieri ho cominciato a leggere “In principio era la meraviglia” di Enrico Berti, dove si spiega che la meraviglia di cui parlano Aristotele e i greci è un concetto difficile da afferrare per noi, che per l’influenza della cultura cristiana siamo soliti confonderla con l’ammirazione (il greco thaumazein, meravigliarsi, si traduce in latino con admirari). “Per i cristiani – scrive Berti – il creato suscita ammirazione in chi si sofferma a contemplarlo, perché è opera di Dio”. Mentre la meraviglia dei greci non nasce da un sentimento di tipo estetico, ma da un atteggiamento teoretico. E’ “desiderio di sapere”, e più precisamente di sapere “il perché” (in caso Battista passasse di qui, gliene consiglio vivamente la lettura).

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