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L’apprendista tutore

02/10/2007

Dopo la firma “per presa d’atto” dell’accordo sulle pensioni e quella “con riserva” del protocollo sul welfare, ieri per Guglielmo Epifani è stata la volta dell’intervista a Repubblica con precisazione alle agenzie. Precisazione che arriva all’ora di pranzo, dopo un fiume di attacchi da parte di Rifondazione comunista. Il titolo dell’intervista era: “Soltanto il sì al referendum può salvare questo governo”. Ma “titolazione e contenuto dell’intervista – assicura la Cgil – contengono affermazioni mai espresse dal segretario”. In particolare, prosegue la nota, Epifani non ha mai asserito che “se le fabbriche votano no al protocollo cade il governo”. Il meno che si possa aggiungere è che bene ha fatto a non dirlo: come slogan per la campagna referendaria non era certo dei più azzeccati. E poi dovrebbe essere chiaro ormai che il tentativo di presentarsi come l’azionista di maggioranza del governo, dal congresso di Rimini del 2006 in poi, non ha fatto bene né al governo né alla Cgil. E soprattutto, come ora si vede, non ha fatto bene a Epifani. Al congresso del 2006 il segretario del maggiore sindacato italiano offrì al presidente del Consiglio nientemeno che un solenne “patto di legislatura”. Ed è finita come sappiamo, con tutti gli accordi più importanti accettati da Epifani “per presa d’atto”, “con riserva” e con successive interviste in cui quegli stessi accordi venivano da lui definiti “patchwork in cui è assente ogni idea condivisa del paese”, “morte della concertazione” e via di questo passo. Non c’è da stupirsi, pertanto, se ora Epifani ha qualche difficoltà a difenderli dinanzi ai lavoratori (ad esempio a Mirafiori). E non stupisce nemmeno che ora si allarmi per il clima nelle fabbriche e per il possibile crescere dei no, che poi ci pare il vero significato della sua intervista (che la precisazione non cambia, anzi). La verità è che Epifani ha puntato tutto sul suo ruolo di supremo tutore del governo, alternando il bastone del radicalismo e la carota del “senso di responsabilità”. E solo oggi, a quanto pare, si accorge di essere finito lui sotto tutela, come spesso capita a simili apprendisti tutori. (il Foglio, 2 ottobre 2007)

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