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Le colonne dell’amore

09/10/2007

Archeologi e intellettuali ne discutono da decenni: se in uno scavo si ritrovano, per esempio, i resti di antiche colonne, queste possono essere nuovamente alzate? Magari ricostruendone delle parti, o addirittura appoggiandovi sopra un architrave nuovo di zecca? Come si vede, andando per questa strada – la cosiddetta anastilosi – si rischia di costruire un falso. Ed è per questo che da decenni l’archeologia, soprattutto in Italia, è molto cauta con le ricostruzioni, abbondantemente praticate durante il fascismo. Il monumento antico non è un parco di divertimenti, si dice, ma il documento di un’epoca passata. Una posizione di principio che si è però letteralmente sgretolata lo scorso luglio, davanti alle celebrazioni per lo stilista Valentino. Il party è stato organizzato nel più grande e maestoso edificio sacro della Roma imperiale: il tempio di Venere e Roma – il palindromo Amor-Roma – apoteosi del gusto raffinato di Adriano, celebrazione dell’incontro tra il potere e la forza dell’amore. E si è andati ben oltre l’anastilosi: non essendoci colonne da rialzare, per l’occasione il tempio è stato fornito di colonne nuove fiammanti, belle dritte, in vetroresina, illuminate e fluorescenti, e trasformato in una discoteca hollywoodiana. Un tabù è caduto e la trovata, a quanto pare, è piaciuta “veramente tanto” ai numerosi invitati dell’amministrazione comunale presenti alla serata. Proprio come i manichini (sempre di Valentino) che ancora popolano – e coprono – l’Ara Pacis, sfoggiando abiti bianchi con ricamata sopra la parola pace in quattordici lingue e simili meraviglie. Ragion per cui, dopo tre mesi, le colonne di plastica luminosa sono ancora lì, a dominare l’area archeologica più famosa del mondo, svettando dall’altura che si trova tra il Colosseo, il Palatino, il Foro e i Fori Imperiali. Nonostante le vibranti proteste di Italia nostra e l’ordine di farle sparire da parte del sovrintendente, si dice che le colonne resisteranno ancora un po’, non solo per i tempi tecnici necessari alla loro rimozione, ma perché ci si vorrebbe organizzare un’altra festa. Se anche fosse vero, però, resterebbe da capire quale mai potrebbe essere il prossimo avvenimento in cui si vorrebbe celebrare, ancora una volta, l’abbraccio tra il potere elettorale della città eterna e l’amore cosmico. (il Foglio, 9 ottobre 2007)

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