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“Se Veltroni sarà segretario, a gennaio il Partito democratico chiederà la verifica a Prodi”

13/10/2007

Roma. “Se Veltroni sarà segretario, a gennaio, dopo l’approvazione della Finanziaria, il Pd chiederà a Prodi un chiarimento politico e programmatico nella coalizione: un programma essenziale di cose da fare, in modo convinto e disciplinato, nei prossimi tre anni. Altrimenti, meglio staccare la spina e tornare al voto”. Così ieri, in un articolo per il quotidiano l’Adige (“Votare Veltroni per resettare l’Italia”), il senatore ds Giorgio Tonini, indicato da tempo sulla stampa come il principale ghost-writer di Walter Veltroni, vero autore del suo piano in dieci punti sulle riforme istituzionali, nonché della prefazione al libro “La nuova stagione”. Proprio quella prefazione in cui, per la prima volta, il sindaco parlava di “partito a vocazione maggioritaria” e della necessità di una coalizione coesa, dando giudizi severi dell’Unione prodiana e spiegando che il Pd (pur di non ripetere un simile esperimento) deve essere pronto a presentarsi da solo alle elezioni. Tutti argomenti che ritornano, non a caso, nell’articolo di Tonini. Ma a due giorni dalle primarie, le circonlocuzioni diplomatiche e le formule di cortesia cedono il posto a una cristallina chiarezza: “La politica italiana assomiglia sempre più a un computer bloccato: inutile accanirsi sulla tastiera o sul mouse. Non resta che il pulsante ‘reset’… Un’operazione rischiosa, qualcosa potrebbe andare perduto. Ma giunti a questo punto, non c’è altro da fare. Veltroni è il tasto ‘reset’ del centrosinistra e della politica italiana”. Il nuovo profilo, la nuova immagine e il nuovo lessico scelti da Veltroni in queste primarie, evidentemente, devono molto al contributo di Tonini. E la rupture veltroniana rispetto al “veltronismo classico” si mostra innanzi tutto nello stile (sia pure con qualche passo falso, sul referendum che sostiene ma non firma o sull’indulto di cui capisce le ragioni ma non condivide gli effetti). “Credo di saper dire dei no e dei sì – ha detto ieri il nuovo Walter Veltroni al Corriere della Sera – non sono l’uomo del ‘ma anche’ (risposta alla battuta di Arturo Parisi: “Veltroni è sempre a favore di questo, ma anche di quell’altro”, ndr)… E cercherò di rispondere alla domanda di accelerazione riformista che viene dalla società”. Questo, dunque, il pensiero di Veltroni sul da farsi all’indomani delle primarie. “L’operazione andrà fatta in gennaio – spiega Tonini nel suo articolo – e sarà un’operazione in tre mosse, in ordine crescente di complessità e rischiosità”. La prima è stata già annunciata da Veltroni: “Una delega in bianco per rifare il governo, dimezzando il numero di ministri e sottosegretari del Pd”. In proposito, sul suo sito internet (www.romanoprodi.it), il presidente del Consiglio ha scritto ieri che il governo “non ha bisogno di ‘rimpasti’ per funzionare perché già funziona, anche se trovo giusta ogni iniziativa che ne rafforzi il funzionamento a cominciare dal ripensamento della sua struttura”. Quale che sia il significato di queste oscure parole, la rotta di collisione tra futuro segretario del Pd e premier attuale, a questo punto, appare evidente a tutti. E confermata dalla successiva dichiarazione di Prodi al Tg3: “Certamente il problema della riduzione dei ministri, degli assessori e del numero di tutti coloro che fanno politica si pone, ma non è che lo possiamo risolvere con un colpo di testa”. La vera novità è però la seconda mossa annunciata da Tonini: per fare le riforme “non basta un governo più snello e scattante”, occorre “resettare la maggioranza”. Dunque, a gennaio, Veltroni chiederà a Prodi un “chiarimento politico e programmatico”, cioè un “programma essenziale di cose da fare” – sembra già di vedere la letizia di Rifondazione – altrimenti, “meglio staccare la spina”. E se anche la rottura a sinistra fosse drammatica, niente panico: “Stavolta, qualunque sia il sistema elettorale, il Pd si presenterà al giudizio degli elettori soltanto con gli alleati con i quali sia possibile lavorare in modo serio e costruttivo: anche a costo di andare da solo”.
Terza mossa: “Le riforme elettorali e costituzionali”. Il senatore ds parla del giudizio della Corte costituzionale sull’ammissibilità del referendum, sempre a gennaio, e della difficoltà di trovare un accordo in Parlamento. Tutte considerazioni più o meno condivisibili, ma qual è la mossa? In un passaggio così difficile, prosegue Tonini, sarà in gioco “la possibilità di ‘resettare’ il sistema politico italiano, attraverso adeguate riforme elettorali e costituzionali”, ma sarà anche “tutt’altro che ipotetico il rischio di dover affrontare la fine anticipata della legislatura”. Dunque: “Con tutta la stima e l’amicizia per Enrico Letta e Rosy Bindi – conclude – è di un leader come Veltroni che il Pd ha oggi bisogno”. Se ne abbia bisogno per le riforme o per le elezioni, evidentemente, Tonini lascia all’intelligenza del lettore. (il Foglio, 13 ottobre 2007)

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