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Sgarbi di Bassanini a Mieli, con contorno di bazolismi vari

16/10/2007

Roma. L’oggetto dell’e-mail è: “RISERVATA PERSONALE – Indignata protesta”. Il mittente è Franco Bassanini (e suo, ovviamente, è anche il maiuscoletto). I destinatari sono Paolo Mieli, Dario Di Vico e Pierluigi Battista, cioè direttore e vicedirettori del Corriere della Sera. Ma nonostante il campo dei destinatari riporti solo i loro nomi, non sono gli unici ad aver ricevuto l’indignata, riservata e personale missiva, che da Bassanini è stata inviata anche – in “copia nascosta”, cioè in modo che gli ulteriori destinatari non appaiano – a un certo numero di professori. Numero che è ovviamente impossibile stabilire con esattezza. Ma ripensando alle polemiche scatenate dall’e-mail di Tommaso Padoa-Schioppa, che inviò a un folto indirizzario di professori le sue piccate repliche a un fondo di Francesco Giavazzi (che rispose con un altro editoriale, indignato, sempre sul Corriere della Sera), si può facilmente prevedere che la vicenda non resterà senza strascichi. Anche perché tocca un argomento delicatissimo, già al centro di infiniti retroscena: la posizione del Corriere della Sera in tema di riforme costituzionali. Ma andiamo con ordine.
“Cari amici, posso dirvi che sono sorpreso e indignato dei seguenti due episodi che mi sembrano esempi di plateale violazione di ogni regola di corretta informazione”, esordisce Bassanini nella sua e-mail, datata 10 ottobre 2007. Episodi che “riguardano non soltanto me, ma un gruppo di persone che credo meritino rispetto assai più di me (diversi ex presidenti della Corte costituzionale, il ministro Giuliano Amato, alcuni dei maggiori costituzionalisti italiani)”. Il primo: “Si è tenuto ieri ad Astrid un seminario sul rapporto tra riforme elettorali e referendum. Monica Guerzoni ne riferisce solo per dire che serviva per rilanciare il modello tedesco (attribuendomi poi nominativamente questa conclusione). Falso”. Nel seminario, infatti, si è “discusso pacatamente” di diversi modelli, “vagliandone pregi e difetti… la Guerzoni invece ne dà un’informazione falsa e caricaturale”. Secondo episodio: “Ostellino dedica sabato un commento critico alla lettera aperta scritta ai candidati alla segreteria del Pd da 26 personalità e alla successiva risposta di Veltroni. Ma i lettori del Corriere non sanno di che si tratta. Non sono stati informati né della lettera aperta, né della risposta di Veltroni. Ma solo delle tre righe della prima e delle tre righe della seconda che Ostellino usa, isolandole dal contesto, per meglio criticarle. Eppure il Corriere è stato il primo ad avere il testo integrale della lettera aperta”. Quindi, la sconfortata conclusione: “Che fare? Emigrare all’estero? Lo sto facendo, ma non pensavo di venire incentivato anche dal comportamento del vostro giornale”.

Le stesse critiche al Corsera anche da Bazoli
Per quanto riguarda il secondo episodio, almeno a quanto riportato da Rinaldo Gianola sull’Unità di sabato scorso (vedi il Foglio di ieri), critiche analoghe sarebbero state rivolte a Mieli direttamente da Giovanni Bazoli, presidente di Intesa-Sanpaolo e influente azionista di Rcs. Una telefonata conclusa dalla frase: “Se questa è la linea del Corriere sulla Costituzione, sappia che io non sono d’accordo”. Di qui, secondo Gianola, la decisione di ospitare un articolo riparatore a firma di Franco Bassanini, il 12 ottobre (cioè due giorni dopo l’e-mail). Quanto al primo episodio citato nella lettera, quello che ha come “imputata” Monica Guerzoni, colpevole di attribuire al seminario di Astrid (e “nominativamente” a Bassanini) una predilezione per il sistema tedesco, si tratta di un vero mistero. Dieci giorni prima di vergare la sua “indignata protesta”, il 30 settembre, Bassanini dichiarava infatti all’Unità: “Io penso che in questa fase, come hanno detto D’Alema e Fassino, il male minore sia un sistema alla tedesca”. Ma sabato 6 ottobre, solo tre giorni prima del seminario di Astrid, Veltroni boccia pubblicamente il sistema tedesco. Quindi la giornalista del Corriere, mercoledì 10, dà conto della posizione del sindaco, concludendo con tre righe fatali: “Ma Franco Bassanini, promotore di un seminario con Amato, Bianco, Castagnetti e D’Alimonte, insiste per il sistema tedesco”. Equivoco che si spiega forse con l’impressione ricavata da uno degli studiosi presenti al seminario: “Sul sistema tedesco, Bassanini è stato tamponato dalla colonna di costituzionalisti che lui stesso aveva mobilitato, proprio mentre cercava di innestare la retromarcia”. (il Foglio, 16 ottobre 2007)

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