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Dimenticato da Veltroni, l’Istituto Gramsci trova casa con Alemanno

04/02/2009

Roma. Quattordici anni di attesa. Una richiesta formulata per la prima volta nel 1995: una sede con canone agevolato per l’Istituto Gramsci, come previsto dalla legge per tutte le fondazioni riconosciute dal ministero dei Beni culturali, in quanto custode di un patrimonio storico di valore inestimabile, costantemente aperto al pubblico. Due giunte di centrosinistra – Rutelli prima, Veltroni poi – per quindici anni di governo della Capitale consecutivi, dal 1993 al 2008. E finalmente, come testimoniato dalla lettera firmata ieri al termine di un solenne incontro con i vertici della fondazione, il sindaco di Roma darà all’Istituto Gramsci una sede “adeguata e decorosa”. Parole del primo cittadino. Quello nuovo, però, insediato peraltro da meno di un anno, e che si chiama Gianni Alemanno.
A quanto pare, si è dovuto aspettare proprio lui, il sindaco ex missino, dirigente di Alleanza nazionale proveniente dalla Destra sociale, perché il problema trovasse una soluzione, sancita dalla stretta di mano con Giuseppe Vacca, il presidente della fondazione, davanti a fotografi e telecamere. Giusto sotto la copia  dell’Ordine Nuovo che dalla parete proclama a tutta pagina: “Il Partito comunista è costituito”. E davanti alla “maschera del calco”, il volto in bronzo di Antonio Gramsci che campeggiava all’ingresso di Botteghe Oscure (prima che i Ds abbandonassero la sede), così chiamato perché fatto sul calco preso alla sua morte da Tatiana Schucht. Una leggera macchia ne riga la guancia, come una lacrima. “E’ lì dai tempi del trasloco”, spiega un funzionario, lasciando nell’interlocutore il dubbio se sia solo il riferimento a un banale incidente, o il sintomo superstizioso di un piccolo fenomeno di devozione popolare, capace di allignare perfino tra simili intellettuali. E giusto sulla parete accanto all’ingresso della sala in cui Alemanno e Vacca si stringono la mano, l’articolo di Romain Rolland del 1937: “Prisonnier du fascisme, Gramsci est mort à Rome!”.
La visita comincia però dal piano superiore. Appena arrivato, infatti, il sindaco si chiude in una stanza con i vertici dell’istituto, lasciando fuori fotografi e giornalisti. Passano lunghi minuti, ma appena uscito è lo stesso Alemanno, con il tono di chi abbia ormai portato a termine il grosso del lavoro, a soddisfare la curiosità dei cronisti. “Mi sono seduto sulla sedia di Togliatti”, dichiara.
Il passo successivo è la visita all’archivio custodito sotto il cortile interno, su via Portuense, a due passi dall’argine del Tevere. “E’ come entrare nella cripta di una chiesa”, dice Alemanno scendendo i gradini. “1250 metri lineari di carte”, spiega il direttore, Silvio Pons. “Il più grande archivio privato d’Italia sulla storia del Novecento”, dicono i funzionari (e al conto bisogna aggiungere i 150 mila volumi della biblioteca), dove si custodisce, tra l’altro, l’intero archivio del Partito comunista italiano. O meglio, dove quell’archivio “è stato ricostituito”, come precisa Pons, spiegando che i documenti fino al 1943, data di scioglimento del Comintern, sono stati recuperati in copia dagli originali di Mosca (dove si trovano ancora, ma non sono consultabili). “E Putin?”, domanda Alemanno. “Putin si tiene tutto”, risponde Pons. “Certo, come col gas”, chiosa il sindaco.
“Come consigliere comunale mi occupo di questa vicenda da diversi anni”, spiega il capogruppo del Pd Umberto Marroni, che dà inizio alla cerimonia ringraziando il sindaco per avere voluto “continuare il percorso” cominciato con la giunta Veltroni. Lo stesso fa Giuseppe Vacca, parlando di una “eredità” prontamente raccolta. E anche Alemanno dice di considerare doveroso “portare a termine quanto intrapreso con le delibere della precedente giunta”. Ma tra gli astanti qualcuno non si trattiene. “Pure alla Casa del Jazz hanno trovato una sede”, mormora un funzionario. Del resto, risale addirittura al 2005 l’ultima delibera che impegnava la giunta Veltroni a trovare una soluzione per l’istituto, “nei cui confronti aveva assunto impegni derivanti dall’ordinanza n. 34 del 20 giugno 2002”, e che dichiarava di avere “verificato la disponibilità della proprietà dell’immobile di via Portuense a cedere il bene all’amministrazione comunale”. Dopo numerose traversie, infatti, nel 2002 una sede era stata assegnata, in vicolo Valdina. Poi però il comune l’aveva venduta alla Camera (nove milioni di euro), promettendo in un protocollo d’intesa che con il ricavato si sarebbe trovata anche una nuova sede per l’istituto. Ma come dice un colloboratore, “con le promesse di questi quindici anni, adesso dovremmo stare a Versailles”. Invece stanno ancora al Portuense, con affitto a prezzo di mercato (il comune, ovviamente, non ha mai acquistato nulla) e l’archivio sotto il livello del fiume. “Un patrimonio importantissimo per la storia del nostro paese, che non può essere conservato nelle condizioni che abbiamo visto”, dice il sindaco. Il primo a visitare l’istituto, peraltro, almeno negli ultimi quindici anni (nonostante ripetute richieste dei dirigenti del Gramsci, Veltroni non li ha mai nemmeno ricevuti). La nuova sede, nella stessa zona, avrà uno spazio più ampio e “molto al di sopra del livello del Tevere”, spiega Marroni. Durante l’ultima piena, infatti, l’intero istituto aveva tremato per le sue preziose carte.
“Possibile che in quindici anni i vostri non vi abbiano trovato una sede?”, ha domandato Alemanno dalla sedia di Togliatti. Lo sguardo dei presenti si è spostato verso la finestra sul Tevere. Nessuno ha risposto. (il Foglio, 4 febbraio 2008)

5 commenti leave one →
  1. quartieri permalink
    04/02/2009 11:25

    bè adesso si capisce perchè il PD in Comune , tramite il suo capogruppo, non esercita alcuna forma di opposizione al Sindaco ex-missino. il fatto che per anni, come lo stesso Marroni ammette, l’attuale Capogruppo si sia occupato della vicenda da una posizione di Governo, senza concludere nulla, e per arrivare alla sua soluzione sia dovuto transitare all’opposizione, la dice lunga sul valore politico dell’attuale Capogruppo del PD. Dai che tra un po’ scriverai ch fu Veltroni a far arrestare Gramsci.

  2. mah permalink
    04/02/2009 17:07

    boh, dall’articolo non si ricava altro che un nuovo impegno del comune, mi pare. a meno che non mi sbagli io, non c’è traccia di un atto di acquisto da parte del comune, o di un nuovo contratto di locazione ad un canone sostenibile. mi sembra che a parte sedersi sulla sedia di togliatti, alemanno per ora abbia fatto esattamente quello che hanno fatto gli altri sindaci: promettere qualcosa all’istituto. vedremo se, a differenza di rut e velt, lui le manterrà.

  3. 05/02/2009 10:41

    rivoluzione in tutto, che tempi

  4. giuseppe permalink
    25/02/2010 18:14

    non è il caso di aggiornare e capire se son solo barzellette o fatti visto che siamo a febbraio 2010?

Trackbacks

  1. Gramsci, scrittore prestato alla politica « Knut Wicksell

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