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Marini e i popolari sussurrano addio alla “nuova stagione” di Veltroni

25/02/2009

Roma. “Più che seguire i sondaggi, va interpretata una tendenza”, dice Nicola Latorre, convinto che “i primi elementi di chiarezza su collocazione europea, testamento biologico e crisi economica che vengono dall’Assemblea (quella che sabato ha eletto Dario Franceschini segretario, ndr) possono aiutarci a uscire da queste difficoltà”. Dunque è la “tendenza” che va interpretata, per capire quanto il neosegretario del Pd intenda portare avanti la linea precedente e quanto invece voglia correggerla.
“Se Veltroni era il disastro, Franceschini è il vicedisastro”, aveva detto nei giorni scorsi il vincitore delle primarie di Firenze, Matteo Renzi. Ma giusto le primarie, e la conseguente enfasi sul ruolo del leader, così legittimato da una fonte esterna e più larga rispetto agli altri dirigenti, potrebbero essere l’oggetto di quella nuova “tendenza”, o correzione di rotta, che il neosegretario dovrebbe imprimere. Del resto, in questi giorni, Franceschini alcune cose le ha dette: la riscoperta dell’Ulivo, la collegialità, l’avversione a tutti i “partiti del leader”. E l’insofferenza per la politica virtuale, fatta su Internet, tra Facebook e blog.
Il più chiaro di tutti, come spesso gli accade, è stato però Franco Marini. “Non sto dicendo: aboliamo le primarie. Dico che le primarie rispondono a un’idea presidenziale”, ha detto due giorni fa. “L’eletto non accetta di essere sollecitato da altri e di fronte a proposte e richieste risponde: che vogliono da me? Io sono stato eletto”. Così l’ex presidente del Senato, a quanto riportava ieri il Secolo XIX, nel corso di un convegno dell’associazione Quarta Fase. “Guidare un partito vuol dire accettare il dibattito e anche il dissenso”, ha proseguito Marini. E ancora: “Le primarie per eleggere un segretario di partito esistono solo in Italia”.
La “tendenza” è chiara. E in questa luce, anche la scelta di cancellare il governo ombra, annunciata sabato da Franceschini, appare assai significativa (e non meno significativo l’applauso scrosciante che in assemblea ha salutato quelle parole). “Intanto, di qui al voto, Franceschini deve pensare alle liste per le europee, alla ricomposizione del partito e delle alleanze nelle città, dove occorre superare gli strascichi delle primarie…”, osserva Pierluigi Castagnetti, presidente della fondazione Persona, comunità, democrazia, più brevemente ribattezzata da Europa fondazione White (se Quarta Fase è la ItalianiEuropei dei popolari, insomma, questa è la loro Red). “Le primarie sono importantissime”, dice Francesco Garofani, parlamentare del Pd ed ex direttore del Popolo, che di White è il vicepresidente. “Le considero un prezioso strumento di coinvolgimento, apertura e rinnovamento… ma dalla ‘religione delle primarie’ dobbiamo uscire, specie se per vincere le primarie si attacca il proprio partito, come è capitato a Firenze, con Renzi”. Perché un partito “non vive di soli leader”. E questa, sostiene Garofani, è la ragione del voto dell’Assemblea che ha sorpreso tanti: “La capacità che ha avuto Dario di riattivare un dialogo tra vertice e base, perché questo è un partito che per quanto valorizzi l’elemento delle primarie e della leadership, importantissimo, deve però valorizzare anche l’altro elemento, che è nel suo nome: democratico”.
La prima prova si avrà a breve con la nomina degli organismi dirigenti. Ma la linea del modello anglosassone e bipartitico, che implicava precise scelte sia sulle riforme istituzionali sia nella gestione del partito, ed è stata a lungo il principale terreno dello scontro nel Pd, ebbene, quella sembra proprio al tramonto. (il Foglio, 25 febbraio 2009)

One Comment leave one →
  1. 25/02/2009 13:18

    È inutile, quando sono bravi….sono bravi. Ha ragione Marini, le primarie per eleggere un segretario esistono solo in Italia. Se ne deduce che, visti i risultati, meglio lasciar perdere. Come dargli torto?

    Col che si butta nel cesso uno strumento, a mio avviso indispensabile, accusandolo di non funzionare dopo averne volutamente fatto un uso improprio.
    Le primarie, almeno a vedere quelli che le usano, servono ad eleggere candidati a cariche pubbliche….ma si sa, noi siamo sempre i più furbi.
    Nel caso di Marini a volte lo siamo davvero, mica vogliamo fare i rifondaroli, con la solita pippa della deriva presidenzialista, basta dire che abbiamo provato e non funzionano. Voilà, si torna ai comitati ristretti.

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