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Nel renzismo c’è del brutto e del nuovo

05/01/2015

il FoglioIl 2014 è stato l’anno di Matteo Renzi, su questo non si discute. Il problema, almeno dal punto di vista di Renzi, è che il 2013 è stato non meno indiscutibilmente l’anno di Enrico Letta, primo leader politico a guidare un governo di grande coalizione nella Seconda Repubblica, così come il 2012 è stato senza ombra di dubbio l’anno di Pier Luigi Bersani, il 2011 per unanime consenso quello di Mario Monti, e il 2010, inequivocabilmente, l’anno di Gianfranco Fini e del suo nuovo partito, Futuro e libertà per l’Italia (ve lo ricordavate?). Quanto al 2009, a pensarci adesso sembrano passati sei secoli, altro che sei anni, da quel 25 aprile celebrato dall’allora presidente del Consiglio a Onna, con il fazzoletto da partigiano al collo, una maggioranza schiacciante in parlamento e indici di consenso che proprio nei giorni successivi al terremoto dell’Aquila toccavano il massimo storico, dopo la trionfale vittoria ottenuta nelle elezioni politiche del 2008 e in tutte le successive tornate amministrative e regionali. Insomma, ci sono pochi dubbi sul fatto che il 2009 sia stato decisamente l’anno di Silvio Berlusconi. Leggi tutto…