Il problema dei reduci
Le ideologie totalitarie del Ventesimo secolo, fornendo a tante menti semplici un campionario di formule dogmatiche e manichee buone per tutte le occorrenze, hanno prodotto un gran numero di violenti ignoranti e diversi raffinati assassini. L’ideologia liberista ha fatto certamente meno danni, ma la sua presunzione di rappresentare l’unica obiettiva verità scientifica, con la pervasività delle sue molteplici formulette, insegnate in tutti i corsi e diffuse da tutti i manuali di economia con dogmatismo non inferiore a quello delle scuole quadri sovietiche, e di qui rapidamente tracimate in ogni altro campo del sapere e su tutti i mezzi di comunicazione, temo abbia prodotto un’intera generazione di competenti imbecilli. Letteralmente incapaci d’intendere o esprimere alcun concetto che non sia già compreso nel piccolo catechismo da loro imparato a memoria. Arroganti, aggressivi e assolutamente impermeabili a qualsiasi stimolo esterno. In un certo senso, le prime vittime della crisi economica sono proprio loro, simili a reduci e sbandati della Grande guerra, tornati dal fronte con l’occhio vitreo, il fucile carico e drammatiche difficoltà di adattamento alla vita civile. Mi domando se non sarebbe opportuno, a questo punto, pensare a programmi mirati per il loro reinserimento nella società, a tutela della democrazia e della convivenza civile.
