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Il primato della fuffa

23/03/2010

L’uso delle intercettazioni telefoniche da parte dellla magistratura e della stampa rappresenta da anni uno scandalo quotidiano semplicemente intollerabile per chiunque abbia a cuore non solo l’ordinamento democratico e lo stato di diritto, ma soprattutto la coscienza civile del paese. E forse non è nemmeno il problema principale. E’ evidente che nella maggior parte dei casi le intercettazioni non vengono usate come mezzo per arrivare alla prova, per seguire le mosse del sospettato, trovare riscontri alle accuse contro di lui, magari persino coglierlo in flagrante. Se così fosse, il mantenimento del segreto almeno fino alla conclusione delle indagini sarebbe primario interesse dell’accusa, e si può scommettere che ai giornali non arriverebbe una riga. Ma è molto più comodo raccogliere chiacchiere a casaccio, sufficienti comunque a ottenere l’autorizzazione all’arresto da qualche gip compiacente, contando sulla ragionevole ipotesi che l’indagato, una volta sbattuto in carcere e sputtanato a dovere su stampa e tv, crolli, confessi tutto il confessabile e così risparmi agli inquirenti la dura fatica di andarsi a cercare le prove attraverso lunghe e noiosissime indagini. Il problema è che per procedere in questo modo le intercettazioni non sono affatto indispensabili: le accuse di testimoni più o meno attendibili, volendo, bastano e avanzano. Il peso che ultimamente hanno assunto le intercettazioni è dunque la conseguenza del problema, non la causa. Il problema è il primato delle chiacchiere su fatti, documenti e circostanze concretamente verificabili. E la causa è molto più difficile da individuare, anche perché non si tratta di un problema che tocchi solo la giustizia. Leggi tutto…