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Il tribunale della pubblica morale

20/02/2010

La pubblicazione delle intercettazioni sui giornali è ormai un genere letterario a sé stante, con i suoi precisi canoni, le sue regole e i suoi cliché. Ogni ondata ha la sua frase simbolo: una battuta di pochi secondi esce all’improvviso dalla marea delle chiacchiere, traccia d’un colpo i confini dell’insieme e ne definisce il senso. “Stamo a fa’ i furbetti del quartierino”, disse Stefano Ricucci, e dal momento in cui quella battuta venne pubblicata sui giornali questa fu l’immagine, il senso e la spiegazione dell’intera vicenda, la vicenda dei “furbetti del quartierino”.
Nel nuovo romanzo telefonico attualmente in via di pubblicazione, quello sulla Protezione civile, la frase simbolo è ovviamente l’affermazione dell’imprenditore che dice al cognato di aver riso dentro al suo letto, dopo il terremoto dell’Aquila, pensando agli affari che avrebbe potuto fare con la ricostruzione. L’imprenditore ha poi dichiarato che era il cognato a dirlo, mentre lui inorridiva, e che pertanto c’è un errore nella trascrizione, ma qui si aprirebbe un altro discorso (spesso le trascrizioni della stessa conversazione cambiano moltissimo a seconda del giornale che le pubblica, e a volte anche a seconda dell’edizione dello stesso giornale, ma nessuno sembra badarci troppo). Leggi tutto…