Le scissioni al tempo del divorzio breve
Sempre più spesso, al lettore di giornale distratto o meno attento dello specialista, capita in questi giorni di essere assalito da un dubbio: ma Pippo Civati, alla fine, se ne è proprio andato dal Pd, o è ancora lì a metà strada? E Stefano Fassina? Ma lo stesso gli capiterebbe se i suoi interessi si volgessero invece al centrodestra, nel qual caso si chiederebbe: che ne è più di Raffaele Fitto? E’ ancora dentro? E’ già fuori? E’ la politica al tempo del divorzio breve. Anche le scissioni, momento culminante del dramma politico novecentesco, si sono in qualche modo secolarizzate, laicizzate, burocratizzate. E alla fine dei conti, di fatto, anestetizzate. In altri tempi segnavano la storia e perfino la geografia, la topografia e la toponomastica. Dalla scissione di Livorno, la più celebre di tutte, alla scissione di Palazzo Barberini. Persino degli edifici che furono teatro di tali eventi è rimasta memoria. Tanto più quando erano teatri a tutti gli effetti, come a Livorno, con la storica sfilata dei delegati della frazione comunista che lasciano il congresso socialista per andare a fondare il proprio partito, passando “dal teatro Goldoni al San Marco”, come recitava il titolo dell’apposito capitolo nella storia del Partito comunista italiano di Paolo Spriano. Del luogo esatto in cui Gennaro Migliore abbia celebrato con le sue truppe l’addio a Sel, la fondazione di Led e infine la confluenza nel Pd, invece, non è rimasta traccia nella memoria nemmeno dei cronisti più scrupolosi, figuriamoci degli storici. E lo stesso si potrebbe dire della scissione che ha quasi azzerato la rappresentanza parlamentare di Scelta civica, portandola in dote al Pd. Leggi tutto…
