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Uno spettacolo-subprime che ci hanno già rivenduto cento volte

11/09/2007

Nello scrivere di Beppe Grillo si cade facilmente in un paradosso, perché il fenomeno politico in sé e per sé non è altro che questo: che se ne parla sui giornali, e non solo nelle pagine degli spettacoli. Dunque bisogna scrivere del perché se ne scrive, contribuendo così a creare il fenomeno che si pretende di analizzare come se esistesse indipendentemente dagli articoli e dai servizi dei telegiornali, che spesso riprendono i giornali, che riprendono la televisione, secondo il classico schema delle bolle mediatiche, in cui ognuno si sente autorizzato a considerare rilevante un fatto semplicemente perché ne ha parlato qualcun altro prima. Ovviamente non voglio dire che Beppe Grillo non esiste. Dico solo che quello che esiste là fuori è un’altra cosa, completamente diversa, dal fenomeno politico-sociologico di cui si discetta sui giornali. Il fenomeno politico-sociologico reale, depurato della bolla mediatica, è un nonnulla. Ma è anche l’ultimo anello di una lunga catena. Le piazze di sabato, mezze piene o mezze vuote che le si voglia vedere, sono l’ultima ondata di un movimento che era residuale sin dalla nascita. Quelli di sabato si potrebbero chiamare, in questo senso, lumpen-girotondi. Nanni Moretti e le brave professoresse che per un po’ hanno girato in tondo assieme a lui, infatti, sarebbero sinceramente inorriditi alla proposta di chiamare una delle loro impegnate e pensose iniziative – sull’informazione, sulla scuola, sulla sanità – con il titolo scelto da Grillo, che secondo me spiega invece buona parte della sua fortuna: Vaffanculo Day. Non era lo stesso spirito dei girotondi e non era lo stesso il suo popolo. Scommetterei, per esempio, anche se non ho notizie in merito, che questa volta l’età media era decisamente più bassa. Eppure il nesso tra i due movimenti è evidente. E’ lo stesso che lega i diversi gradini di una scala a chiocciola, che gira in tondo, ma scendendo sempre più in basso.

Il tasso d’interesse
Poi c’è il fenomeno politico-sociologico virtuale, quello costruito e alimentato dai mezzi d’informazione, che oggi copre la manifestazione di Grillo come il telo di un prestigiatore copre il tavolino dei suoi esperimenti: dove prima c’era il libro sulla “casta” di Stella e Rizzo ora c’è il vaffanculo di Grillo, domani le dotte elucubrazioni di Giavazzi e Alesina e dopodomani un nuovo manifesto di Montezemolo o di qualcun altro. Qualcuno chiamato a rispondere alle domande che vengono, pressanti, da tutto il paese. Quelle domande a cui la politica, si capisce, non è capace di rispondere. Le piccole o grandi folle della Vandea suburbana di sabato torneranno allora al loro posto: qualche spettacolo di provincia e un blog più visitato di altri, ma di cui nessuno parlerà più. Walter Veltroni sembrava inizialmente l’uomo indicato a svolgere questa funzione, a rispondere alle pressanti domande del paese (o dei suoi autonominati portavoce), rimettendo finalmente le cose a posto. Al momento, però, non pare corrispondere del tutto a tali aspettative. E così la campagna contro la politica tout court – la casta – prosegue più allegramente che mai, dipingendo partiti e parlamentari come un costo insopportabile da tagliare, ancora in attesa del loro risanatore.
Questo è il modo in cui gli spettacolini subprime messi in piedi da Grillo, mischiati al resto (inchieste, libri, inchieste sui libri e libri sulle inchieste), vengono oggi spacchettati e rivenduti a tutti noi dai mezzi d’informazione come i titoli spazzatura sul mercato dei derivati, spingendo tanti esponenti della maggioranza ad acquistarli. E gli sventurati rispondono, ahiloro, lasciandosi intervistare per dire che “occorre riflettere”, che su molte cose “sono d’accordo con Grillo”, illudendosi così di cavalcare la bolla. Senza capire, a quanto pare, che sono altri a manovrare i tassi d’interesse. Ma se la sinistra non si libererà in tempo di tanta cartastraccia, ammannita dai soliti instancabili promoter da cabaret, temo che si ritroverà presto sul lastrico. (il Foglio, 11 settembre 2007)

3 commenti leave one →
  1. 11/09/2007 19:09

    Non cambierei una virgola del tuo intervento! Aspetto l’intervento n°2!!Ah ah ah.baci eta-beta

  2. Anonimo permalink
    12/09/2007 23:48

    Condivido solo un concetto dell’articolo proposto, che Beppe Grillo sia un paradosso. Mi spiego meglio: E’ paradossale che Beppe Grillo, che non detiene un background culturale accademico o politico, riesca a esprimere, meglio degli addetti ai lavori, delle intuizioni importanti verso le quali è necessario confrontarsi in questo momento storico. Vorrei aggiungere in primis che il suo successo non mi pare possa essere etichettato una bolla mediatiaca, in quanto la manifestazione e la trasmissione delle sue ricerche e delle sue inchieste non dipendono per nulla dai tradizionali mezzi di comunicazione che creano i fenomeni “mordi e fuggi”; tra l’altro, tra quest’ultimi, non annoverei nemmeno i saggi di Alesina e Giavazzi, anche perchè considerarli come i sostenitori di una visione cieca del liberismo è davvere troppo riducente e ridicolizzante. In secondo luogo non è colpa di Grillo se sia stato lui il primo a proporre delle profonde riflessioni collettive che hanno portato molti giovani a condividere con i loro coetanei non solo delle opinioni, ma anche una certa idea di fare politica dal basso, trasmettendo un’energia nuova alle ultime coorti.

Trackbacks

  1. A proposito di girotondi e giornali, Grillo e Veltroni « Quadernino

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