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Prodiani nel bunker

10/10/2007

Roma. “Ci siamo impegnati tutti davanti agli elettori per un governo di legislatura – scandisce Arturo Parisi – il che significa che la durata del governo è certa, incerta è solo la durata della legislatura”. I giornalisti presenti alla conferenza stampa si guardano smarriti. La domanda viene riformulata. “Governo di legislatura – prova a chiarire il ministro – è quello che dura da un’elezione all’altra”. Prima che la domanda venga riformulata una terza volta, qualcuno traduce: “Se Prodi cade, si vota”. Questo è l’avvertimento che Parisi vuole lanciare dalla conferenza stampa con Rosy Bindi, a cinque giorni dalle primarie.
Certo Rosy Bindi non è la candidata di Prodi, come il premier ha chiarito più volte, sebbene con lei sia schierata metà della sua famiglia e buona parte dei politici a lui più vicini. Ma la scelta di tenere la conferenza proprio nella sede dell’Ulivo, a piazza Santi Apostoli – laddove, come ricorda minacciosamente Parisi, ancora campeggia la targa dell’Asinello – non può passare inosservata. Tanto più che nella stanza accanto, quella dell’ufficio stampa, i pacchi di volantini e di manifesti per Rosy Bindi lasciano pochi dubbi. L’impressione è di ritrovarsi nel bunker dell’ulivismo, ultima ridotta dei prodiani irriducibili. Rosy Bindi esordisce dicendo di aver chiesto, a cinque giorni dal voto, un “contributo finale” a Parisi. E Parisi chiarisce subito: “La scelta non è su chi dovrà succedere a Prodi, né su chi dovrà sfidare Berlusconi, né su chi sarà il candidato del Pd alle primarie di coalizione”. A sentirlo parlare, viene quasi il sospetto che si tratti di scegliere un usciere. Poi ricorda: “Nel 2001 proprio in questa sala si svolgevano i ‘tavoli’ dei partiti sulle candidature, e dicemmo: mai più. Infatti nel 2006 abbiamo fatto di peggio”. Ragion per cui l’unica riforma possibile è “tornare al Mattarellum”. Rosy Bindi si dice pienamente d’accordo. E poi attacca: “A Matrix non si è sentita una parola sul Pd, Veltroni ha parlato solo di quello che dovrebbe fare il governo”. Dal bunker degli ultimi prodiani decisi a vendere cara la pelle, l’accusa non potrebbe essere più esplicita. Veltroni vuole far cadere il governo. Ma se cade il governo, ormai è chiaro, a chiedere le elezioni non sarà solo il Cav. (il Foglio, 10 ottobre 2007)

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