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L’importanza della distinzione destra/sinistra

04/12/2007

Fausto Bertinotti, intervistato su Repubblica, spiega che “il centrosinistra ha fallito”, poi mette in fila la solita sfilza di arzigogoli sulla nuova sinistra, il nuovo mondo e i tempi nuovi, per concluderne che si deve ripartire dal concetto di autonomia emerso nel ’56, con i fatti di Ungheria, dallo scontro Nenni-Togliatti e da Riccardo Lombardi (giuro). Dopodiché si ripete una scenetta che mi ha già divertito molto una volta, con lo stesso intervistato e lo stesso intervistatore (Massimo Giannini), quando Bertinotti – secondo me – dice di tenere molto al clivage (in francese) destra/sinistra, ma nel testo viene riportato come cleavage (che per carità, non voglio dire che sia scorretto, ma a me ogni volta viene in mente questo).

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Walter Veltroni, sulla Stampa di oggi, dice che fa “un bell’effetto” ritrovare nelle parole di Tony Blair (sulla Stampa di domenica) “i toni e i contenuti di lunghe conversazioni avute con lui, ormai dieci anni fa, a Downing Street”.

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Clementina Forleo e Luigi De Magistris non se la passano troppo bene – ma su questo dovrò tornare con calma – almeno a sentire cosa dice un membro laico del Csm (area Comunisti italiani). In breve: che sono semplicemente dei cattivi magistrati.

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