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Nouvel Walter

13/02/2008

Roma. Giorgio Tonini è il senatore diessino al quale si deve l’espressione “vocazione maggioritaria”, oltre che l’autore materiale della prefazione in cui Walter Veltroni l’ha lanciata per la prima volta, raccogliendo in volume il suo primo discorso da segretario del Pd (quello del Lingotto). Stefano Ceccanti è l’esperto che assieme a Salvatore Vassallo ha elaborato tutte le proposte di legge elettorale con cui Veltroni è andato a trattare (nonché tra i primi firmatari dei quesiti referendari, tutt’altro che invisi al segretario). Enrico Morando è “l’uomo del programma”, da tempo al lavoro su quel testo agile e audace che dovrà far dimenticare per sempre agli italiani le 287 pagine prodotte a suo tempo dall’Unione. Questi i protagonisti della nouvelle vague veltroniana, con qualcosa in comune: sono stati tutti tra i principali esponenti della più esigua, reietta e bistrattata delle minoranze diessine, quella dei “liberal”, eredi dell’antica componente “migliorista” del Pci. Assieme a loro, in una cerchia appena più larga, intellettuali come Michele Salvati e Nicola Rossi.
Tra i più attivi collaboratori della rivista “Le ragioni del socialismo” di Emanuele Macaluso prima e del Riformista di Antonio Polito poi, con Polito (nel frattempo divenuto senatore) hanno spesso condiviso tavoli dei volenterosi e manifesti dei coraggiosi, ma soprattutto una linea politica che da sempre unisce i liberal diessini riuniti nell’associazione Libertàeguale ai rutelliani della Margherita. Una vita da mediani, quella del gruppo guidato da Morando, che ancora ricorda di quando, in una riunione del Pci, Giancarlo Pajetta disse: “Sia chiaro, qui non c’è nessuno che sia così pazzo da sostenere che dobbiamo diventare socialdemocratici”. E poco dopo prese la parola un giovane e oscuro migliorista – il compagno Morando, per l’appunto – sostenendo che il Pci, al contrario, doveva proprio inserirsi “nell’alveo del socialismo europeo”. Dal fondo della sala si levò allora, stentorea, la voce di Pajetta: “Mi correggo, il pazzo c’è”. Breve dimostrazione del clima che circondava le posizioni di quella componente migliorista in cui il senatore Morando è cresciuto.
Nonostante la nobile discendenza (Giorgio Amendola) e i padri illustri (Giorgio Napolitano, Emanuele Macaluso, Gerardo Chiaromonte), nel partito gli eredi di quell’antica tradizione finirono spesso per scoprirsi “a Dio spiacenti e a’ nemici sui”, sebbene su molte scelte avessero ragione di vantare la propria primogenitura. A cominciare da quell’adesione al socialismo europeo che proprio a Morando, ironia della sorte, sarà poi aspramente rinfacciata da Macaluso, a causa dell’ambigua posizione del Pd in merito. Ma questa dell’avere ragione sempre troppo presto – o di vincere sempre troppo tardi – sembra una condanna scritta nel destino dei miglioristi. Non per nulla, al termine di una direzione dei Ds, Morando disse a D’Alema: “Vedo che finalmente sostieni quello che io dico da due anni”. E D’Alema: “Vedi, Morando, in politica dire le cose due anni prima del momento in cui vanno dette è come farlo due anni dopo, inutile”.
Fatto sta che oggi è da Enrico Morando che il Pd attende il suo programma, che sarà verosimilmente un distillato delle tante battaglie – quasi mai vittoriose, nel vecchio partito – condotte in questi anni assieme alla sua piccola corrente. Da lui, da Tonini, da Ceccanti – e per la parte economica, certamente, anche da Rossi e Salvati – verrà dunque la nuova linea del Pd veltroniano. La collaborazione di studiosi come Pietro Ichino e Tito Boeri è stata invece smentita dallo stesso Morando, che ha spiegato l’equivoco con il fatto che tali studiosi scrivono sul sito Internet lavoce.info, di cui il senatore si è ampiamente avvalso. Suscitando così un’ultima crudele battuta nel partito: “Dal programma di 287 pagine fatto in duecento persone alla ricerchina di Morando fatta su Wikipedia, mai una via di mezzo”. Ma non c’è bisogno di attendere il testo del programma per constatare quale sia la linea del Pd. Un partito “a vocazione maggioritaria” con Tonini, contrario al proporzionale e semmai favorevole al referendum con Ceccanti – nonostante tutti i massimi dirigenti del Pd si fossero schierati per il sistema tedesco – e in economia, c’è da scommettere, molto, ma molto, liberale. Anzi, liberal. (il Foglio, 13 febbraio 2008)

5 commenti leave one →
  1. Roberto permalink
    13/02/2008 14:29

    Naturalmente, nella frase “Vedi, Morando, in politica dire le cose due anni prima del momento in cui vanno dette è come farlo due anni dopo, inutile” chi stabilisce cosa è prima e cosa è dopo, e dunque determina il momento “giusto”, è D’Alema stesso, un giudizio imparziale, com’è agevole constatare.
    Quanto poi al “nonostante tutti i massimi dirigenti del Pd si fossero schierati per il sistema tedesco” ho sentito “n al quadrato” dichiarazioni in cui il supremo (D’Alema) sosteneva che il sistema migliore sarebbe il francese. Sono un attento e depravato ascoltatore di convegni, per cui lo posso affermare con sicurezza. Se stavolta si arriva vicino al pareggio con l’avremo, perchè anche Fini ed il Berlusca lo sono. Naturalmente sarà merito del supremo, il quale s’è battuto, coerentemente, per il tedesco.
    In questo momento, comunque, non riesco ad opporre alla sua incondizionata adesione al D’Alema-pensiero una parimenti entusiastica adesione al Veltroni-pensiero, giacchè ho appena appreso dalle agenzie di stampa che il PD farà l’alleanza con Di Pietro, ossia quanto più di alieno alla mia visione del mondo.
    Ne deriva che non lo voterò. -1 per il PD. Non so se saremo in tanti, ma senz’altro non sarò l’unico.
    Da oggi cessano, per il sollievo di alcuni e nell’indifferenza di tutti gli altri, i miei commenti sul PD.
    Saluti e buona fortuna (all’americana: là non porta sfiga).

  2. Roberto permalink
    13/02/2008 17:20

    -2. Anche Christian Rocca, Fogliante ed amico di questo blog e del nostro ottimo Francesco Cundari (stupendo il post Manette e Cilicio), appresa la notizia dell’alleanza con Di Pietro, ha ritirato la sua precedente endorsement in favore del PD. Luca Sofri dev’essere ancora sotto choc: probabilmente si trasferirà in USA per poter votare Obama.

  3. 19/02/2008 16:32

    beh, eredi che io avrei diseredato.
    Amendola e Morando? NAAAA!

  4. Anonimo permalink
    19/02/2008 17:07

    La politica è sotto il dio di questo mondo satana(1 giacomo 5,19)

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