Skip to content

Finale di partito

10/04/2008

Roma. “C’è una campagna di odio politico che sta diventando insopportabile… ci tengo a concludere questa campagna elettorale facendo capire agli elettori qual è il nostro programma… Io sognavo una campagna elettorale diversa. Un clima politico più sereno… anche perché è con questo clima che, nella prossima legislatura, vogliamo riformare il paese”. Così, intervistato su Repubblica da Massimo Giannini, il 20 aprile del 2001, Silvio Berlusconi. “I miei avversari hanno detto tante cose, in generale ispirate a un principio: l’odio… la nostra campagna elettorale è stata serena e sorridente. Quella loro è stata tutta cupa, tetra, carica di odio”. Così, intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta, ieri, Walter Veltroni. E se alle ultime elezioni il Cav. aveva attaccato i comunisti capaci di seminare solo “miseria, terrore e morte”, ieri Veltroni ha descritto i suoi avversari in questi termini: “Sono solo capaci di seminare odio, contrapposizione e passato”. Negli ultimi tempi, però, lo scarso amore di Veltroni per il passato non è stato rinfocolato soltanto dalle parole di Berlusconi sul capo dello stato e sui brogli, alle quali il segretario del Pd ha prontamente replicato denunciando “l’ennesimo tentativo di avvelenare la vita democratica del paese” (come “tutto quello che Berlusconi fa da quindici anni a questa parte”). Che i toni distesi e il fair play d’inizio campagna elettorale non reggessero alla tensione degli ultimi minuti, quando le urla dagli spalti si fanno assordanti e gli allenatori in panchina cominciano a guardare freneticamente l’orologio, si era capito da un pezzo. Il fatto è che ieri non era proprio la giornata adatta per parlare di nuova stagione, con il segretario del Pd impegnato nei grandi comizi finali prima nella Napoli di Antonio Bassolino e poi nella Bologna di Romano Prodi. In compenso, a conclusione di una lunga telenovela, sul palco di piazza del Plebiscito ieri pomeriggio Bassolino non ha messo piede, restandosene disciplinatamente in mezzo al pubblico. Luigi Nicolais, Silvio Sircana e Giulio Santagata su quel palco hanno provato a salire, ma sono stati respinti dalla vigilanza. Quanto a Prodi, se non altro, l’orario scelto ha messo la sua partecipazione al riparo dalle principali edizioni dei telegiornali. In molti, attorno al premier, lo hanno considerato l’ultimo, non necessario sgarbo. Ma per capire quali sentimenti circolino attorno a Palazzo Chigi – più di tutte le ricostruzioni pubblicate e smentite a proposito dell’ultima cena dei prodiani, con Sircana alla chitarra e Prodi a intonare “Blowin’ in the wind” – fa fede l’intervista di Rosy Bindi al Corriere della Sera di ieri. Basterebbe solo il titolo, a dare la misura di quanta acqua sia passata sotto i ponti: “Se Silvio ci batte, lasciamolo governare”. Per i massimi teorici delle “maggioranze sexy” – quelle che danno emozioni forti, in un perenne scontro con l’opposizione sul filo di pochi voti – si direbbe una svolta storica. “I Parlamenti anglosassoni ci insegnano che ci sono molti meccanismi per consentire a chi ha vinto le elezioni di governare”, dice la Bindi. Un ragionamento esposto più volte anche da Veltroni; mai però a partire dall’ipotesi che a vincere fossero gli altri. “Non è detto che si debba chiedere il numero legale ogni momento. E in certi casi si può uscire dall’aula”, arriva a dire il ministro. E comunque “le riforme vanno fatte insieme”. Per chi, come Rosy Bindi e Arturo Parisi, dinanzi a qualsiasi tentativo di dialogo sulle riforme ha sempre gridato all’“inciucio” – dalla Bicamerale dalemiana all’ultimo tentativo di accordo tra Veltroni e Berlusconi – la svolta pare davvero radicale. A leggere con attenzione, però, qualche dubbio viene. Specie quando la Bindi trae le conclusioni: “Né larghe intese né ostruzionismo”. Dove le due cose, evidentemente, non sono affatto sullo stesso piano. Al contrario: pur di evitare le larghe intese, sembra essere il suo ragionamento, meglio sacrificare l’ostruzionismo. Meglio perdere che perdersi, direbbe Parisi. E il rischio di perdersi definitivamente dev’essere ben presente alla Bindi, se nell’intervista denuncia addirittura un “clima da inquisizione” contro i cattolici democratici, trattati “come infiltrati, come miscredenti da sottoporre di continuo all’esame del sangue”. Per loro, insomma, “tira una brutta aria”, sia nel Pd sia nella società. Nella società perché si ostinano a stare nel Pd e nel Pd perché si ostinano a comportarsi da cattolici. D’altra parte, tanto nel Pd quanto nella società, non tira una grande aria nemmeno per Romano Prodi, che dei cattolici democratici è stato sin qui il supremo garante. Sarà una coincidenza. Certo è che tira una brutta aria. In fondo, lo diceva pure Bob Dylan. (il Foglio, 10 aprile 2008)

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...