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Piccola bibliografia sulla questione morale (con una morale)

15/12/2008

Per discutere in modo sensato di Berlinguer e di questione morale, come in modo spesso insensato si torna ciclicamente a fare sui giornali, penso che bisognerebbe partire da tre libri usciti negli ultimi anni: “Caro Berlinguer – Note e appunti riservati di Antonio Tatò a Enrico Berlinguer, 1969-1984”, a cura di Francesco Barbagallo (Einaudi); “Berlinguer e la fine del comunismo” di Silvio Pons (Einaudi); “Mission: Italy – Gli anni di piombo raccontati dall’ambasciatore americano a Roma, 1977-1981” di Richard Gardner (Mondadori). Queste letture dovrebbero aiutare tutti a ricordare come il Pci raggiunse il suo massimo successo (elettorale e non solo) nel 1976, sulla linea del compromesso storico, che consisteva sostanzialmente nella ricerca di un’intesa di governo con la Dc per riscrivere insieme le regole del gioco – non necessariamente in senso stretto, come s’intende oggi, ma in un senso più profondo: per superare cioè la regola non scritta dell’esclusione dei comunisti dal governo, condizione necessaria per accedere, forse, poi e semmai, a un normale regime di alternanza. Per inciso, e come tutti coloro che contestavano il Pci da sinistra non cessavano di ripetere, si trattava di allearsi con le forze al governo nell’Italia degli anni Settanta, dopo piazza Fontana e in piena strategia della tensione, dopo l’emergere sempre più evidente del coinvolgimento di pezzi dei servizi segreti e delle forze dell’ordine (se non altro) nel depistaggio delle inchieste, altro che Tangentopoli. In una situazione tanto drammatica, Enrico Berlinguer e Aldo Moro fronteggiarono non solo i molti oppositori interni di una simile strategia (peraltro interpretata in modo sensibilmente diverso dall’uno e dall’altro), ma le maggiori potenze mondiali, scontrandosi con Breznev il primo e con Kissinger e poi con Brzezinski il secondo (e rompendosi l’osso del collo, metaforicamente e non solo). Questo per dire che il loro tentativo potrà essere oggi giudicato anacronistico, velleitario o irrealistico, ma non si può non riconoscere sia a Berlinguer sia a Moro la portata di quello sforzo, il loro coraggio e anche – qui sì – la loro forza morale, in quello che forse un giorno sarà ricordato come l’ultimo, eroico e sfortunato tentativo di preservare la nostra sovranità nazionale. Sulla questione morale, e cioè sulla linea diametralmente opposta, Berlinguer ripiegò solamente dopo che il rapimento e l’assassinio di Moro, con tutto quello che accompagnò e seguì quella vicenda, ebbe distrutto le basi stesse del compromesso storico, chiuso il Pci in un angolo e portato alla sconfitta del ’79. Una sconfitta che sarebbe stata seguita da molte altre, come previsto da tanti già allora, fino ai nostri giorni. Aggiungo che nel ’76 il Pci raccolse il 34,3 per cento, nel 2008 il Pd il 33,1. Ognuno tragga le conclusioni che crede.

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