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Quando avete finito, chiamatemi

05/01/2009

La questione centrale dell’attuale intervento israeliano a Gaza non mi pare sia la sua legittimità, ma la sua efficacia. E altrettanto direi più in generale dell’intera politica israeliana (e americana) nella regione. Tanto i sostenitori più radicali delle posizioni filo-palestinesi quanto i sostenitori più radicali delle posizioni filo-israeliane, impostando la discussione sulla legittimità o illegittimità delle scelte di Israele, la trasportano invece su un piano ideologico, morale, esistenziale, in cui non c’è spazio per la mediazione né per la discussione razionale delle opzioni in campo (in una parola, per la politica). Se i sostenitori di Israele la smettessero di accusare di intelligenza con il terrorismo internazionale chiunque si permetta di avanzare proposte anche solo lievemente difformi dalla linea del governo di Tel Aviv, e se i critici di Israele la smettessero di considerare il suo diritto a difendersi come un’intollerabile prepotenza, la discussione ne trarrebbe sicuro giovamento. Quando questo accadrà, nel mio piccolo, sarò lieto di parteciparvi anch’io.

11 commenti leave one →
  1. 05/01/2009 15:18

    Non mi permetto di volerla fare partecipare non lieto alla discussione sull’ennesima crisi in Medio Oriente, caro Cundari, ma gentilmente mi spiega come tratterebbe chi avesse nei suoi programmi l’eliminazione fisica di tutti i Cundari sulla faccia della terra e, in attesa di portare a buon fine questo proposito, le sparasse 300 missili al mese nel tinello e nel bagno? Sì, senza dubbio reagirebbe, perché lei lascia intendere che una reazione di Israele in analoga situazione è legittima, ma dove non si spingerebbe per essere sicuro che, dopo poco, non le continuino a piovere missili in casa? Sarebbe davvero bizzarro se dovessi essere io a difendere la linea del giornale per il quale scrive e che, almeno su questo argomento, sembra avere qualche lume. (Se non è troppo di disturbo, faccia i miei complimenti a Giulio Meotti per il bell’articolo in cui ha dato una lezioncina a Michele Serra riguardo alla vulgata che vorrebbe il terrorismo di Hamas come frutto di ignoranza e analfabetismo.) Insomma, Israele ha diritto o no di esistere? Se sì, ha diritto di difendersi da chi ne vorrebbe la cancellazione dalla carta geografica? E quale authority immagina possa calibrare il profilo della sua reazione? Non mi fraintenda, la prego: io non godo dei 500 morti e degli oltre 3000 feriti palestinesi, nemmeno faccio scommesse in pizzette o denaro sulla prossima mossa di Israele (ho saputo che da voi, al Foglio, si segue la crisi così). Epperò mi chiedo: perché lei trova da ridire sul fatto che Isreale sbaglia a porre la questione su un piano “esistenziale” quando è proprio la sua “esistenza” che è messa in discussione? Perché sbaglierebbe a porla sul piano “morale”, visto che non mi pare “morale”, come prima cosa dopo aver avuto la restituzione della striscia di Gaza, usarla come base missilistica? E infine: non vede più “ideologia” in chi dà per scontato che un ebreo sia un immondo animale, piuttosto che in chi manco sarebbe contrario alla soluzione “due popoli – due Stati”? Chi è sempre stato contrario a questa soluzione che a molti, a tanti, parrebbe la più naturale? Chi, usato prima da Egitto e da Giordania e ora da Iran e Siria, si è sempre rifiutato?

  2. francesco cundari permalink
    05/01/2009 16:24

    stai rimettendo la questione sul piano della legittimità, su cui personalmente un’opinione definita non ce l’ho, per il semplice motivo che su questo piano la catena di torti e ragioni è talmente lunga e intricata che in definitiva dipende tutto da una scelta a priori, e a prescindere, o più semplicemente da dove decidi di cominciare il conto. in questi termini, la discussione finisce per prescindere del tutto dai fatti, dai rischi e dalle opportunità, dai costi e dai benefici delle diverse opzioni, che invece bisognerebbe freddamente e laicamente calcolare e discutere. messa come la metti tu, invece, la discussione si potrebbe fare tale e quale nel 2008 come nel 67, nel 56, o nel 48, e non cambierebbe nulla. tu mi domandi cosa farei se mi tirassero i missili, un filopalestinese potrebbe farmi altre cento domande analoghe a partire da tutte le cose brutte fatte da israele, ma non vedo come questo genere di discussione possa essere di alcuna utilità (tra parentesi: io non ho detto che è *Israele* che sbaglia a metterla su questo piano, ma tanto i suoi sostenitori quanto i suoi detrattori nostrani)

  3. 05/01/2009 16:36

    vedo il feed. penso: ora vado lì e gli scrivo «sono certa che a questo punto si daranno tutti una regolata, avendo finalmente un obiettivo serio e una priorità netta: la possibilità che cundari partecipi alla discussione, perdindirindina.» poi arrivo qui, e tutto decade, e voglio solo sapere: scommesse in pizzette? parlamene, ti prego.

  4. francesco cundari permalink
    05/01/2009 16:45

    non ti illudere: è chiaro che lo fanno apposta per escludermi dalla grande conversazione del paese con se stesso (di scommesse e pizzette non so niente, ma sono appena tornato da vacanze e influenza)

  5. 05/01/2009 17:32

    Cundari ha ragione : il problema sono l’efficacia e gli effetti prevedibili dell’intervento israeliano, ma perchè si ferma qui? Io non ho dubbi sulla responsabilità di Hamas nel far precipitare questa ennesima crisi e sul diritto di Israele di rispondere con la forza. Sparare missili fatti in casa sul territorio israeliano in tempo di trattativa da una zona-simbolo come la striscia di Gaza, dove si mette alla prova la volontà di pace e la capacità di governo dei palestinesi, non è solo politicamente criminale, ma puzza di provocazione eterodiretta.
    Malvino , però, fa e si fa molte domande ma non fa quella decisiva: questo massiccio intervento di polizia e pulizia militare darà una qualche soluzione al problema o solo migliorerà la situazione? Difficile rispondere con un sì.
    E’ più probabile che le rovine prodotte e i morti lasciati sul terreno diventino a stretto giro di tempo lievito di nuovo e più incattivito terrore.
    Da un grande stato democratico come Israele, anche in tempo di elezioni, ci si aspetterebbe una risposta politica più illuminata e lungimirante, più coraggiosa della pura deterrenza militare.

  6. Giuppe permalink
    05/01/2009 21:21

    Ma quale potrebbe essere la “risposta politica piu’ illuminata e lungimirante, più coraggiosa della pura deterrenza militare”?
    Il vero problema secondo me e’ che con gruppi come Hamas e’ difficile trattare perche’ nel momento stesso che la guerra finisse per sempre perderebbero il loro potere.

  7. John Doe permalink
    06/01/2009 04:20

    Se uno vivesse in uno slum, e ci fosse qualcuno o qualcosa che gli costruisce e poi gli paga la scuola per i figli, l’ospedale e tutto ciò che appare come bisogno primario….ecco, se si fosse in questa situazione e arriva uno che ti vuole ammazzare lo sponsor, che fai? È qui che stanno i palestinesi, e hamas non è una roba militare (quella serve solo alle loro esigenze), hamas è l’inps, è la gelmini, è il ministero della salute….tutto insieme.

    Perchè il mio pensiero sia chiaro penso che solo i palestinesi potranno liberarci (liberarsi) di hamas ma, se non gli fai vedere una montagna di soldi e contemporaneamente non li convinci che con quelli non vanno da nessuna parte, col cavolo che ci si riesce.

    Bisognerebbe contemporanemente tenere un po’ stretti per le palle i finanziatori, dall’iran ai sauditi, ma anche lì come si fa?
    Business as usual

    Da ultimo e a scanso di equivoci io sto con israele e con obama, se qualcuno tira razzi sui miei figli gli faccio passare la voglia. Sul fatto che sia utile o meno se volete discutiamo, ma dopo…..prima cerco di fermare i razzi, anche nel sangue.
    Meglio il loro che quello dei miei figli.

  8. 06/01/2009 21:45

    INCATTIVIRE IL TERRORE col bombardamento: solo la morte può stroncare il circolo vizioso, la politica può servire con i suoi registi, ma anche qui dipende da come va la guerra, che è la continuazione della politica
    LEGITTIMITA’CHISSA’. Non si può sfuggire alla responsabilità di scegliere da che parte stare, almeno nel comfort dei noi teleconsumatori. Nelle angustie di Gaza o di Sderot sarebbe però più agevole e immediato
    APPROCCIO RAZIONALE MEDIAZIONE CALCOLO: la matematica e la logica e la tecnica aiutano l’esperienza umana ma non risolvono mai: qui non si tratta di strategie di mercato
    COSTI BENEFICI RISCHI opportunità: non ci si dovrebbe un po’ più fidare dell’arte militare dell’ esercito, della dialettica democratica, della maturità e della saggezza accumulata da un popolo di una simile tenacia dopo 60 anni di assedio e sangue?
    TORMENTI ESISTENZIALI del teleconsumatori e contabilità di sopravvivenza esistenza fisica dell’israeliano, sto con
    HAMAS COME L’INPS: sarà poi vero? Perché in Cisgiordania prevale Fatah che anche a Gaza è consistente? Che ti puoi aspettare da un popolo sotto un simile giogo? Che si faccia persuadere? E come glieli porti i soldi? Se non con la guerra come in Iraq? E non li manteniamo già?
    IL PIU’ FORTE NON E’INGIUSTO PER DEFINIZIONE: non si tratta di fargli pesare la nostra superiorità occidentale, si tratta di sostenere la parte razionale e pacifica del mondo islamico, largamente preponderante, slatentizzare l’occidente che ha nel sangue, ma per ottenerlo non possiamo risparmiarci di levare loro le castagne dal fuoco
    IL PROBLEMA E’ ANCORA ESSERE O NO CONTRO ISRAELE, non ci prendiamo in giro, qui non siamo al congresso del PD.

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