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Tutto il pochissimo che c’è da sapere sulla crisi

02/03/2009

A me pare che la metafora dei titoli “tossici” non sia stata finora pienamente sviluppata in tutte le sue ricchissime potenzialità ermeneutiche. Basterebbe partire da lì, tirare il filo e cambiare quel poco che c’è da cambiare – sostituendo per esempio “titoli” con “sostanze” – per avere un quadro chiarissimo della situazione. Proviamo. Un gruppo di farmacie, prima negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, poi in tutto il mondo, comincia a fare soldi a palate con una specie di elisir di lunga vita, capace di curare tutte le malattie, nonché di trasformare anche la più rachitica delle vecchiette in una ginnasta da olimpiadi. Ed ecco che in tutto il mondo, e particolarmente in Italia, un gran numero di medici – non proprio estranei, peraltro, alle case farmaceutiche americane e britanniche in questione – comincia a parlarci dei miracolosi effetti di simili medicine, e delle meraviglie del sistema sanitario, economico, politico e tecnologico che ne ha permesso la scoperta e l’applicazione su larga scala, e soprattutto dei progressi miracolosi compiuti dalla signora Irlanda o dalla bambina Lettonia, che tutti davano per spacciate, e adesso, grazie a simili cure, sono capaci di sollevare un tir con un alluce tenendosi in equilibrio sulla punta della lingua. E cosa aspettiamo noi, nella vecchia e arretrata Europa, ad aprirci a un simile bengodi, a togliere tanti freni, lacci e lacciuoli burocratici e politici, per incamminarci finalmente su quella strada? Poi, tutto a un tratto, si scopre che i casi miracolosi prima portati a esempio, nel giro di pochi anni, sono ridotti peggio di un ciclista a fine carriera. Si diffonde il panico, nessuno vuol più comprare le medicine, e le farmacie di mezzo mondo (che ormai ne sono piene) rischiano il fallimento. Se invece che di “titoli tossici” si trattasse effettivamente di “sostanze tossiche”, forse sarebbe più corretto parlare di “spacciatori”, ma lasciamo andare i dettagli e proseguiamo con il nostro racconto. Ebbene, dinanzi a questa situazione, che succede? Succede che mentre per le strade di mezzo mondo i consumatori di simili sostanze cadono come mosche e intere famiglie scompaiono dalla sera alla mattina, comprese illustri famiglie di farmacisti, come i celebri fratelli Lehman; mentre gran parte dei loro clienti sono ormai in preda alle convulsioni, e a volte, come nel caso della famiglia Automobile, ridotti a poco più di una larva – mentre succede tutto questo, si diceva – i principali governi del mondo, giustamente, per prima cosa devono pensare a come evitare il tracollo dell’intero sistema sanitario mondiale, e pertanto cominciano con il regalare fantastiliardi alle stesse farmacie e agli stessi farmacisti (salvo rare eccezioni) da cui tutto è cominciato. E così per mesi. E a ogni nuovo fantastiliardo che viene loro donato, segue pubblico auspicio che adesso, finalmente, le farmacie facciano la cortesia di dichiarare quante sostanze tossiche hanno ancora in magazzino, quante sono ancora in circolazione, e come e dove. Speranza sistematicamente delusa. Con l’aggravante che così facendo, accidenti, le farmacie continuano a non fidarsi più nemmeno tra di loro, e se da qualche parte scoppia un’epidemia e si esauriscono le scorte, i farmacisti locali non si azzardano a chiedere in prestito ai loro colleghi nemmeno un’aspirina. Perché, si sa, i farmacisti hanno questo piccolo difetto: si conoscono. E i medici di cui sopra? Quelli che fino a ieri ci dicevano che le sostanze tossiche erano più sicure della vitamina c, che anzi dovevamo sbrigarci a importarne e produrne di più a nostra volta, per restare al passo coi tempi? Ebbene, anche quelli continuano come se niente fosse a darci i loro preziosi consigli su come uscire dalla crisi, su quello che occorre fare e soprattutto su quello che occorre non fare. E il bello è che li stiamo pure a sentire.

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  1. 02/03/2009 19:58

    Giavazzi e Alesina che dicono ?

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