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Murdoch italiani

03/01/2010

Le pagelle del Sole 24 Ore alla classe dirigente per l’ultimo dell’anno offrivano diverse perle. Significativa la motivazione della scelta per la categoria “editore”, Carlo De Benedetti, elogiato come “Murdoch italiano”, per “l’impegno con cui sta difendendo il valore economico del contenuto dell’informazione, saccheggiato da troppi siti internet”. Addirittura sublime la motivazione sul “governatore” (categoria che peraltro mi risulta composta da una sola persona, a meno che nel concorso del Sole Mario Draghi non gareggiasse con Bassolino, Lorenzetti e Galan). Il voto va ovviamente a Mario Draghi, per essere “esempio di serietà nel paese e simbolo di credibilità all’estero. Senza cedere mai al populismo anti-bancario o ai corteggiamenti della politica”. Di tutti i populismi che affliggono il paese, a me personalmente quello “anti-bancario” non sembrava il più pernicioso, tanto meno il più radicato. Ma evidentemente anche al Sole devono pensarla un po’ come me, visto che alla fine della fiera la persona dell’anno, gratificata del titolo di apertura della prima pagina, era Giulio Tremonti.

Berlusconi che per la sua “prima uscita” dopo l’aggressione sfoggia una giacca con lo stemma della marina russa, regalo di Putin in occasione dell’ultimo vertice, ecco una cosa che dà da pensare (forse anche più del ragionevole). Certo però la pagina del Corriere che ieri ne dava conto, giusto sopra un articolo sul nuovo francobollo stampato in Sierra Leone, con l’immagine di Berlusconi che stringe la mano a Obama, forniva a tutto l’insieme qualcosa di vagamente surreale.

Adesso va  per la maggiore l’articolo sulla morte del palinsesto. Ne avrò letti già una decina. In sostanza, si tratta del fatto che anche i canali generalisti, un po’ per il digitale terrestre e un po’ per la pressione della concorrenza satellitare, stanno abbandonando l’idea di una programmazione pensata per accompagnare lo spettatore “dalla culla alla tomba” – no, scusatemi, quello era il Welfare State, ma insomma alla fine siamo sempre lì. Il tema è suggestivo e mi piacerebbe discuterne in modo più approfondito, se solo non avessi ancora da lavorare al palinsesto di Red. Sarà per un’altra volta.

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