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Non fate così

03/10/2010

Negli ultimi tempi ho avuto diverse occasioni di discutere, scrivere, leggere e litigare attorno ad alcune questioni che in un modo o nell’altro riguardano la sinistra italiana, quello che le è capitato e quello che le sta capitando, qualunque cosa s’intenda per “sinistra italiana” – uso il termine “sinistra” nel suo significato più largo e generico, come peraltro, a mio modo di vedere, dovrebbe essere utilizzato sempre, trattandosi di definizione puramente relativa, che non andrebbe né demonizzata né idealizzata. A beneficio dei futuri studiosi che dovessero tornare su queste pagine alla ricerca dei miei interventi giovanili, segnalo le registrazioni di queste mie ultime imprese, il “processo alla meritocrazia” (minuto 05.08) presso la scuola di formazione del Pd a Cortona (io ovviamente facevo il pubblico ministero) e la presentazione di Comunisti immaginari alla libreria Flexi di Roma, con Massimo Bordin e Miguel Gotor (il fatto che il libro sia uscito ormai da qualche tempo non mi sembra una buona ragione per smettere di presentarlo, finché dura). In un certo senso, l’argomento per me è sempre lo stesso: il modo in cui la sinistra italiana ha finito per delegare ad altri la cura, la trasmissione e l’aggiornamento del suo stesso patrimonio culturale e simbolico (solo così si spiega, per esempio, come la campagna sulla “meritocrazia” abbia potuto attecchire anche tra le sue file). E in fondo il tema è ancora e sempre lo stesso, almeno per me, quando si parla del documento dei cosiddetti “Giovani turchi”, ai quali un singolare e molto antipatizzante articolo di Front Page ha attribuito proprio Comunisti immaginari come “testo di riferimento” (cosa che naturalmente mi farebbe solo piacere, ma l’attribuzione è chiaramente polemica).
Raramente mi è capitato di vedere un documento politico suscitare reazioni tanto viscerali, e tanto più sorprendenti se si considera che spesso vengono proprio da chi a quel testo rimprovera anzitutto di essere troppo lungo e noioso, che non mi pare una cosa così grave, non trattandosi di un romanzo. Alcuni sono arrivati a indignarsi perfino per la definizione di “giovani turchi”, che personalmente trovo esteticamente discutibile, per carità, ma dal punto di vista etico mi concentrerei su problemi più facilmente risolvibili, visto che la definizione è in uso in tutto il mondo da circa mezzo secolo (per stare all’esempio più recente, segnalo agli indignati l’articolo di Polly Toynbee dedicato al nuovo segretario laburista sul Guardian: “No time like the present for Labour’s Young Turk to abandon old guard”). Discorso a parte merita invece l’articolo di Front Page: più che una critica, un flusso di coscienza costellato di invettive su questi giovanotti che si credono tanto intrisi di “cultura politica” ma è chiaro che non capiscono niente. Un tono che mal si accorda, però, con l’incipit sui giovani turchi tratto da Wikipedia, che l’autore ha dichiaratamente copiato e incollato, ma evidentemente tralasciato di leggere, visto che solo qualche riga dopo riprende a ironizzare su questi giovani fessi che si rifanno ai giovani turchi, “evocando una rivoluzione del secolo scorso, nel giorno in cui la Turchia l’ha seppellita con un referendum” (che con i “giovani turchi” non c’entra niente). Primo caso, a mia memoria, di giornalista che dimostri di non aver letto il suo stesso articolo.
Dopo tante discussioni, però, mi restano alcune domande. Innanzi tutto, mi chiedo se in quello che è capitato alla sinistra negli ultimi quindici anni vi sia qualcosa di irreversibile, e magari persino auspicabile – e io pertanto potevo risparmiarmi il libro, gli articoli e il 99 per cento di quello che scrivo, dico e disegno ovunque mi capiti di fermarmi più di cinque minuti – o se invece non siamo forse alle soglie di un possibile cambiamento, nel clima, nel modo di pensare, nei riferimenti culturali e simbolici, anche a sinistra. 
Io, per non essere antiquato, ma soprattutto per non dovermi inventare proprio adesso tutto un nuovo campionario di convinzioni, fissazioni e manie, scommetto sulla seconda. E penso proprio che le discussioni continueranno.

3 commenti leave one →
  1. adlimina permalink
    03/10/2010 21:37

    tu oggi, o insomma solo ora te ne occupi, ma leggere tfp e pensare «ma questi, ma che davéro?» è stato ‘n attimo. la domanda è: occuparsene? e perché?

    • francesco cundari permalink
      03/10/2010 22:17

      gratitudine. cosa non farei per mezza riga di pubblicità

  2. uqbal permalink
    06/10/2010 08:23

    Ho sentito il suo intervento 2 volte, con le orecchie rizzate…e mi sembra veramente inconcludente.

    La campagna per la meritocrazia è ideologica e coincide con il liberismo, mi sembra d’aver capito. Una giustificazione ex-post per chi è già favorito.

    Vabbè.

    Ma quando vado all’ospedale, il chirurgo che mi apre deve esser stato scelto perché è bravo o no?

    Quando salgo su un pullman, il conducente deve essere uno bravo e serio, o il primo che capita, anche se guida ubriaco ed è mezzo ciecato?

    Se devo andare in un ufficio pubblico, spero di trovare uno che è stato scelto perché è sveglio o uno che si perde le pratiche.

    Sono delle banalità, ma lei non le prende in considerazione, nonostante la meritocrazia sia esattamente questo, né più né meno.

    Le dà fastidio l’America…e guardi alla Germania, allora.

    Le ha dato fastidio che Prodi (il fratello), Napolitano (il figlio), ecc. ecc. siano ipocriti? E questo vuol dire che la meritocrazia viene proclamata e non praticata.

    Ma lamentarsene con la meritocrazia è come dire che la medicina moderna è superstizione, perché ci sono i praticoni che vendono gli elisir di lunga vita.

    Mah…

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