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Il nuovo che è avanzato, dall’Ottocento

11/01/2011

Dopo Walter Veltroni e Sergio Chiamparino, questa sera, intervistato dal Tg La7, anche Matteo Renzi ha definitivamente chiarito il suo concetto di innovazione. Bene. Finalmente si capisce in cosa consiste, questa famosa innovazione, con cui tutti e tre ci hanno riempito le orecchie per anni. Ecco qua. Anche Renzi, come Veltroni e Chiamparino, sta “dalla parte di Marchionne”, addirittura “senza se e senza ma”. Per il momento, mi limiterei a una semplice notazione di fatto. Renzi, Veltroni e Chiamparino sono ovviamente liberi di stare dalla parte che preferiscono, e se vogliono stare dalla parte di Marchionne, si accomodino. Sia chiaro soltanto che in termini politici quella parte è la destra, si chiama così, è lì che sta, c’è poco da fare. Se è lì che vogliono andare, nessun rancore.

7 commenti leave one →
  1. 12/01/2011 01:33

    premesso che renzi l’ho ahimè ingenuamente stimato fino al giorno in cui ha iniziato a tifare marchionne ( mentre prima mi dicevo “ok certo non è un vendoliano, ma quando si parlerà di diritti mica farà il furbetto) . renzi oggi ha rinnegato insieme l’esperienza con civati (dicendo che diserterà l’iniziativa di domani a roma) e ogni legame con la sinistra classica. così come è rimasto ora, renzi è un interlocutore. in germania starebbe nel partito liberale, in uk coi lib- dem, partito flip- flip. in italia sta nel pd. sto iniziando a pensare che aveva ragione il mio segretario provinciale del pd a dirmi che sinistra era una “parola superata”. ma ci diranno che il bello di un partito moderno è questo, questa contraddizione interna così paralizzante. che non puoi mica decidere tu cosa è il pd, e mica puoi cacciare chi vuoi. così come dicono quelli che non vogliono le primarie, ad esempio. con la differenza che le primarie erano di statuto, mi sembra. devo andare a rileggermi i vari manifesti fondativi, i lingotti vari. forse trovo qualcosa sulla sinistra e i diritti dei lavoratori,boh.

    • 13/01/2011 00:10

      Interessante. Augurarsi la fuoriuscita (magari l’allontanamento coatto) dal principale partito di centrosinistra di un politico giovane, il sindaco col più alto tasso di consensi in Italia, e questo perché “ha rinnegato ogni legame con la sinistra classica”. Nel 2011. Interessante. E promettente.

  2. 12/01/2011 01:34

    ma che siamo, sul blog di gad lerner? te lo meriti gad lerner, te lo meriti…

  3. 12/01/2011 01:35

    vabbè mi è saltato “interlocutore di un altro partito” e il partito ovviamente è flip flop e non fli flip, che suona bene ma non vuol dire niente. saluti

  4. 12/01/2011 12:47

    premesso che di pelle Renzi sta un po’ antipatico anche a me, si fidi di chi c’ha un’età: l’attegggiamento “io sono *veramente* de sinistra, non voi” nel vecchio PCI non si portava molto, era roba da gruppettari.

  5. Lucandrea permalink
    13/01/2011 00:28

    Forse la questione vera è che il sindacato si dovrebbe occupare dei lavoratori e i partiti del benessere generale…
    …i sindacati dovrebbero dire: caro Marchionne ok su tutto, ma gli investimenti devono essere di 3 mld e non di 1.7, devono essere sulla produzione e sulla ricerca, e vogliamo un nostro uomo in vigilanza, lo sappiamo che la competizione è dura, i cinesi ci alitano sul collo e che il mercato non è tenero quindi ok per i sacrifici, ma poi NIENTE SCHERZI!

    peccato che non accada questo…peccato che “di sinistra” voglia dire pulire il naso alla Fiom quando scoppia a piangere “non mi fanno giocare anche a me…”
    Di sinistra, oggi, vuol dire più opportunità, creare lavoro, imporre che ci sia crescita economica a cui applicare la legge della redistribuzione. Lo statuto dei lavoratori è quello che viene applicato da Marchionne: chi ci sta bene, gli altri fuori…sono questi i diritti!

  6. Alessandro Pillitu permalink
    13/01/2011 00:42

    Nel corso di questi 2 anni e 3 mesi – il PD è nato ad ottobre 2007, ufficialmente – ho sentito in diverse circostanze dire che sinistra è un concetto superato, che non si possono affrontare i problemi di oggi con le categorie del 900, che era necessario incrociare e rappresentare il nuovo.
    A me sembra che questi siano frasi fatte, specie perchè ci si è molto scandalizzati della percentuale di votanti per il contro-destra nelle zone a più alta densità operaia – i famosi iscritti della CGIL che hanno votato Lega Nord.
    In questa situazione un uomo politico ha il diritto di stare dove ritiene, ma compie una scelta che non può essere di compromesso e che ne identifica i principi ideali. In questo caso stare dalla parte di Marchionne, a mio modesto avviso, significa avallare un ragionamento dirompente rispetto alla nostra Costituzione, che in molti difendono dagli attacchi di Berlusconi, ma che vale anche per la FIAT laddove prevede che l’impresa non possa svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Non è un problema da poco, e non si possono dare risposte per slogan. Così come non ci si può scordare di quanto basso sia stato il rispetto per la dignità dei lavoratori, e per gli operai in particolare, in questi anni. Quel referendum è un ricatto, perchè è la legittimazione del potere di vita o di morte del più forte verso il più debole. Solo per questo si dovrebbe stare dall’altra parte. Per tornare al concreto, se ci venisse detto come verranno investiti i soldi, e se ci fossero garanzie sull’effettività del piano, forse sarebbe meglio.

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