Vai al contenuto

Renzi e la sindrome Bobby Fischer

19/01/2015

il FoglioÈ probabile che ad agevolare la rapidissima scalata al potere di Matteo Renzi abbia contribuito non poco quella che potremmo chiamare la sindrome Bobby Fischer. Al fine di evitare spiacevoli equivoci, precisiamo subito: non stiamo sostenendo che Matteo Renzi assomigli a quel ragazzone dall’aria un po’ scema, che a trent’anni dimostrava ancora la cultura, le curiosità e gli interessi di un bambino dell’asilo, ed era pertanto letteralmente incapace di condurre una normale conversazione tra persone adulte che non vertesse su aperture, trappole e combinazioni scacchistiche. Stiamo sostenendo che questo effetto, almeno in una prima fase, Renzi sembra aver fatto ad avversari e rivali, suscitando in loro la stessa reazione che quel giovane spostato proveniente da Brooklyn dovette provocare in raffinati intellettuali della scuola sovietica come Boris Spasskij. Al quale l’americano Fischer, in piena guerra fredda, avrebbe strappato il titolo mondiale in un incontro leggendario, disputato in Islanda nel 1972, che lo rese per breve tempo un eroe del campo anticomunista (e qui, in effetti, un parallelo si sarebbe tentati di tracciarlo, considerando la vecchia battuta di Paolo Gentiloni su Renzi, che sarebbe andata benissimo anche per Fischer: il primo bambino che mangia i comunisti). Leggi tutto…