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La vocazione epistolare

27/08/2010

“Caro direttore, scrivo al mio Paese”. Punto. Si capisce che un simile incipit, sul Corriere della Sera, poteva venire in mente soltanto a un politico che avesse appena finito di dare alle stampe un monologo teatrale, com’è appunto il caso di Walter Veltroni e del suo struggente “Quando cade l’acrobata, entrano i clown”. Due giorni dopo, più modestamente, Pier Luigi Bersani ha scritto al direttore di Repubblica, accettando così un terreno di confronto che gli è chiaramente sfavorevole, non essendo lui né romanziere né poeta. E ancora ieri, sempre tramite quel Corriere già latore dell’epistola veltroniana agli italiani, si è aggiunta anche la lettera di Antonella Clerici al suo pubblico, il che induce a ritenere quanto meno che il genere stia perdendo rapidamente di solennità. D’altra parte, le considerazioni sui suoi compensi e sui dati di ascolto di Sanremo e “La prova del cuoco” esposte dalla Clerici, accusata in questi giorni di ingratitudine e di avidità da alcuni consiglieri della Rai, sembrano decisamente più attendibili dei conti presentati da Veltroni riguardo alle elezioni del 2008. Leggi tutto…