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Sliding doors

11/06/2010

Leggete questo passaggio della lettera di Renato Brunetta pubblicata oggi su Repubblica, dove il ministro replica a un articolo di Francesco Merlo sulla proposta di mettere nei titoli di coda i compensi dei giornalisti della Rai, e ditemi se non provate anche voi una strana sensazione:

Sostiene Merlo che i titoli di coda non li legge nessuno, perché quando scorrono si cambia canale, si va a letto o si fa altro. Aggiunge, però, che quando in quello spazio saranno indicati i quattrini presi da chi ha appena finito di lavorare, diventeranno il momento più atteso. Oh bella: ma se quelle informazioni sono così importanti e richieste sarà il caso di darle? Non è questo che dovrebbero fare i giornalisti? No, risponde Merlo, perché ai telespettatori sarà offerto, in quel modo, un “godimento malsano” alimentato da invidia, rivalsa, cattiveria sociale e altre bassezze…

Nel caso non vi fosse ancora chiaro a cosa mi riferisco, leggete anche questi due passaggi dell’articolo incriminato. Due passaggi, per essere chiari, che personalmente condivido fino all’ultima virgola:

Qui maggioranza e opposizione della Commissione di Vigilanza confondono la trasparenza con la pubblicità, la legittima curiosità con la morbosità, l’interesse con l’invidia. (…) L’idea è malsana perché è proprio il contrario della trasparenza, è falsità, è opacità perché un contratto è una complessa transazione che non riguarda una singola persona… Quel titolo di coda è solo una mortificazione ipocrita del cavallo da corsa che da un lato paghi e dall’altro esponi al ludibrio, metti alla berlina. Ed è un salto di qualità nell’Italia che sognano gli astiosi alla Brunetta… instillare l’invidia sociale, trasformare il relax davanti alla tv in morbosità e rancore sordo, incitare all’agguato e al furto sotto lo studio, concludere ogni spettacolo con il grido collettivo, la parola d’ordine dell’Italia sempre più rancida: “Se magna, eh?”. No. La trasparenza non è un cartello sulla schiena, non è una stella gialla, non è una denunzia.

Bene. Avete letto Brunetta, ministro della Repubblica, e avete letto Merlo, editorialista di Repubblica, a proposito dei compensi dei giornalisti nei titoli di coda. Ora togliete le parole “di coda” dopo la parola “titoli” e mettete la parola “telefonate” al posto di “compensi” – ma soprattutto non dimenticate di mettere “Merlo” al posto di “Brunetta”, e viceversa – se volete sapere cosa dicono a proposito delle intercettazioni. E delle parole d’ordine di un’Italia sempre più rancida, e dei cartelli sulla schiena, e delle stelle gialle.