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D’Alema torna al lavoro

11/06/2010

Com’era già accaduto nelle due edizioni precedenti, su “Religione e democrazia” prima e “Il futuro della natura umana” poi, la scuola estiva di filosofia organizzata dalla fondazione Italianieuropei, dedicata questa volta al tema “Il lavoro tra mercato e democrazia” (Capaccio-Paestum, 3-6 giugno), ha messo in luce un curioso paradosso. Forzando appena un poco l’esito del dibattito, si potrebbe dire che l’intento di riaffermare la centralità del lavoro come fondamento di un pensiero critico autonomo della sinistra sulla società contemporanea, e di far questo chiamando a discuterne i più illustri esponenti della cultura progressista, si sia risolto nella dimostrazione di quanto gran parte di questi intellettuali siano ideologicamente inabili o semplicemente renitenti alla leva, e di quanto siano più utili alla bisogna, semmai, pensatori di formazione cattolica, e magari provenienti proprio dalle correnti meno progressiste di quella tradizione (chiamati a confrontarsi con gli altri, presumibilmente, allo scopo di non restringere troppo il campo del dibattito). Piccolo esempio di effetto inintenzionale delle decisioni razionali, direbbero forse i filosofi. Un esempio politicamente significativo, però, specialmente se si tiene a mente l’eterno dibattito su identità, natura e finalità del Partito democratico. Il paradosso, tuttavia, non dovrebbe interrogare solo la sinistra, ma anche un giornale come il Foglio, che a un impianto filosofico integralmente ratzingeriano unisce una visione liberale-liberista dei problemi economici di chiara ispirazione anglosassone. Leggi tutto…