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28/05/2010

C’è in giro un signore che da un po’ di tempo se ne va a spasso per blog, intrufolandosi nei commenti per spiegare al mondo che razza di mascalzone io sia. Non è cattivo, intendiamoci, ma ce l’ha molto con D’Alema, con i dalemiani e con i relativi complotti. Si chiama Sandro. Cercate di non essere troppo duri con lui, anche perché, se gli si fa notare come nelle sue argomentazioni dimentichi spesso di mettere gli argomenti, è capace di replicare con la massima naturalezza cose come questa:

Libero tu di considerare imbarazzanti le mie argomentazioni, per carità. E può darsi che io sia un pessimo avvocato e tu invece un eccellente retore. Ma temo che se le leggi sulla libertà di stampa si facessero seguendo la logica di Cundari e D’Alema, sia tu sia io avremmo ancora meno chances di argomentare di quante ne abbiamo adesso.

Il motivo per cui ne parlo è che ha anche un’altra strana mania, e questa devo dire sinceramente che mi secca un po’. Mentre se ne va in giro per blog a spiegare quali “sesquipedali sciocchezze” io dica (“sesquipedale” è uno dei suoi aggettivi preferiti, lo riconoscerete subito), da un po’ di tempo ha preso infatti la sgradevole abitudine di riassumere in un modo tutto suo il senso di quello che scrivo, virgolettandolo. Non il senso di qualcosa che io abbia detto a lui o a chiunque altro a voce, capiamoci, ma proprio di quello che ho scritto, che sta lì disponibile in rete e che sarebbe tanto più semplice copiare e incollare. Ancora più curioso è il fatto che dopo avere liberamente virgolettato il mio presunto pensiero, mica si limita a replicare, ma ne offre addirittura un’interpretazione psicologica. Leggi tutto…