Vai al contenuto

L’«arma della memoria», a doppio taglio

02/11/2015

unitaNon è facile discutere di uso politico della storia. A ricordare che la storia è sempre un’interpretazione dei fatti – e come tale sempre discutibile – si rischia di passare per cinici senza principi, capaci di giustificare qualsiasi manipolazione. A sostenere, al contrario, che l’unica differenza che conta è quella tra verità e menzogna, si rischia di passare invece per ingenui, nella migliore delle ipotesi, e nella peggiore per invasati. D’altra parte, l’idea che possa esistere un’unica, asettica e indiscutibile versione “storicamente corretta” di un qualsiasi avvenimento, rispetto alla quale tutte le altre non sarebbero che falsificazioni propagandistiche, è la tesi di tutti i regimi totalitari del mondo. È esattamente l’argomento con cui da sempre si giustifica la censura e la repressione del dissenso. L’arma della memoria, titolo del nuovo libro pubblicato con Rizzoli da Paolo Mieli, è insomma un’arma a doppio taglio. Il rischio di cadere nell’uno o nell’altro eccesso è ineliminabile, perché connaturato al mestiere stesso dello storico, come a quello del giornalista. Due mondi che l’autore conosce bene.
Di solito, quando si cerca di alzare lo sguardo, spaziando per discipline e argomenti diversi, si incorre facilmente nelle scomuniche degli specialisti dell’uno o dell’altro campo. È una forma di snobismo antica come la società di massa, del resto non sempre ingiustificata. «È un uomo importante che passa per un grande finanziere negli ambienti politici e per un grande politico negli ambienti finanziari», ironizzava un personaggio della Recherche. Non è evidentemente il caso di Mieli, capace di raccogliere uguali riconoscimenti in ambiente accademico e giornalistico, sia come storico sia come commentatore, analista e direttore di quotidiani (anche più d’uno alla volta, a quanto si dice), abituato a esprimersi con la stessa naturalezza sulla carta stampata come in televisione, con una versatilità che ricorda, in altri campi, quella di Walter Veltroni, cui lo unisce peraltro la stessa passione per la memoria e per le forme del suo racconto. Leggi tutto…