Però non ditelo a Battista
Non ho ancora letto la seconda enciclica di Benedetto XVI, anche se ovviamente per me vale – a prescindere – l’interpretazione che ne dà il mio filosofo di riferimento (i filosofi di riferimento, per chi non lo sapesse, servono per l’appunto a questo: a risparmiare tempo). C’è però un passo dell’enciclica che il mio filosofo di riferimento non tratta e che mi dà da pensare. Se non ho capito male quel pochissimo che ne ho letto sui giornali, mi sembra che il Papa abbia messo nello stesso mazzo, e condannato con un’unica sentenza, illuminismo e marxismo. Non mi pare sia nemmeno la prima volta, ma certo è (sarebbe) la più significativa. E così, a tanti anni dalla fine del comunismo e del Pci (e a qualche mese dalla fine persino dei Ds), mi viene da pensare che ci voleva Papa Ratzinger per rievocare, certo senza volerlo, quell’antico ritornello che ormai non si azzardava a ripetere più nemmeno Armando Cossutta, e cioè che il marxismo sarebbe il coerente sviluppo e il compimento dell’illuminismo, e i comunisti gli eredi di Voltaire. Ma sicuramente ho capito male io. E tutto questo, se dimostra qualcosa, dimostra solo che il Papa forse la fa un po’ troppo facile, con la modernità e con il materialismo. Anche perché, altrimenti, figurarsi se tanti illustri commentatori e intellettuali liberali, assai versati in simili polemiche, non gli facevano pelo e contropelo, dalle pagine del Corriere della sera, al Papa.

Se non rischiassi di sembrarti brusco, ti direi che sicuramente hai capito male tu (non del tutto, solo un po’, però un po’ sì).
E’ chiaramente un attacco di gelosia, in quanto filosofo non di riferimento, e quindi ti perdono