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Not in my name

17/02/2008

Ieri, per lavoro, sono stato all’assembea costituente del Pd. Un tempo ci sarei stato e basta. Ho visto quei rettangoli di cartone colorato, sul modello delle convention americane, con scritto sopra: “Si può fare”. Mi sono detto: “Beh, almeno l’hanno scritto in italiano”. Ho ascoltato il discorso di Veltroni sui meriti e sui talenti, sui giovani che devono avere più spazi, sulla mobilità sociale che manca e la meritocrazia che ci vuole, sul paese invecchiato, bloccato, chiuso. E ho ripensato alle candidature di cui si parla sui giornali: Matteo Colaninno, Rosella Sensi, Alessandro Benetton, Martina Mondadori, Massimo Carraro, Alessandro Dalai…
Mi è tornato in mente Veltroni che in conferenza stampa dice: “We can”.
E dentro di me gli ho risposto: “Non possumus”.

9 commenti leave one →
  1. 17/02/2008 22:15

    Cosa si aspettava di nuovo? Tutto vecchio, tutto sfritto. Solo parole roboanti e scopiazzanti. Vorrei vedere la faccia di quei sindaci che hanno rifiutato di costruire i rigassificatori. Però bisogna ammirarlo, ha una capacità di convinzione che ci può mettere in difficoltà. Speriaamo bene.

  2. 18/02/2008 07:13

    E’ incredibile, questo post riflette *esattamente* quello che ho pensato anche io. Ho visto i posterini formato A4, in stile Democrats, e ho pensato: beh almeno li hanno scritti in italiano. Poi ho dato uno sguardo ai nomi, o meglio, ai cognomi di questi giovani e ho detto: meritocrazia? Qui mi pare sangue blu.

  3. 18/02/2008 12:54

    Più le sparano grosse e meno credibili sono. o forse è il contrario, visto il successo di Berlusconi?

  4. Roberto permalink
    18/02/2008 15:37

    Come dice Velardi, fottiti della compatibilità finanziaria. Se gli Italiani si occupassero del programma sarebbe un problema; se poi ne verificassero l’adempimento sarebbe una tragedia. Ma nel primo caso l’Unione non avrebbe vinto nel 2006 e nel secondo Berlusconi non avrebbe quasi pareggiato nel 2006 e l’Unione farebbe meglio ad andare al mare oggi. Ah già, l’Unione non c’è più, phew.
    Yes we can. Colaninno & operaio della Thyssen. Dice Bertinotti che uno è di troppo. Ha ragione. Aggiungo che se ci penso bene, fra Tonino e Giuliano Pisapia, io che sono un riformista-garantista, un ista insomma, scelgo Pisapia tutta la vita. Quasi quasi voto la Sinistra Arcobaleno.
    Adesso abbiamo un eroe, anzi due: Casini, che ci ha ridato una speranza; Tonino, che nel suo blog, ieri, appena dopo la trascrizione letterale del Travaglio giulivo sull’apparentamento, ha lanciato un’idea innovativa, togliere due reti a Mediaset (quando l’idea di toglierne una sola non passò nemmeno all’ultimo referendum, o quasi, che abbia raggiunto il quorum). Adesso a Massimo toccherà fare di nuovo due passi a Mediaset per calmare gli animi: siamo sotto elezioni, Tonino è un bravo ragazzo ma certe sottigliezze gli sfuggono.
    Ma il blog di Tonino è una vera miniera.
    08.02.08, è lì bello scritto, se volete potete anche verificare:
    “Riteniamo che ci sia necessità di una frammentazione dei partiti”, sì, testuale, c’è necessità di una frammentazione, però non di due
    “per cui la prossima legge elettorale dovrà”, non dovrebbe, o potrà, o sarebbe meglio, o ci adopereremo affinchè, no, dovrà. Il PM perde il pelo ma non il vizio.
    “prevedere sia la possibilità di un’indicazione”, non due, nemmeno qui
    “da parte dell’elettore di quelle che sono le persone da candidare,”, che non si vede cosa abbia a che vedere con la frammentazione dei partiti, e che comunque non s’è mai vista, nemmeno col maggioritario
    “sia di quello che è il quorum necessario per evitare che ci siano sigle e siglette di veti e contrasti”. Posto che lui nel 2006 ha preso il 2,5%, immagino che l’asticella sia appena sotto, andiamo verso le entità subatomiche, insomma. Ed in ogni caso, sembra un po’ contraddittorio con l’auspicio di frammentazione espresso in premessa.

    Stesso Blog, 09.02.08:
    “Avrete visto che intorno a Berlusconi adesso, e a Veltroni prima, sono sempre gli stessi, Mastella, Dini, De Gregorio, sono organismi geneticamente modificabili che si spostano da una parte e dall’altra a seconda dove serve”. Sì, organismi geneticamente modificabili, proprio così. E sì, De Gregorio, che com’è noto l’ha messo in lista Veltroni o Berlusconi. Poi prosegue:
    “Cosi è finita. Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che c’è una schematizzazione della politica che fa bene alla politica. Noi che facciamo a questo punto? Questo è il problema”. Qui mi astengo da commenti perchè ci devo riflettere bene.

    Marzullianamente, dopo essersi posto la domanda si risponde (blog, 13.02.08): “Oggi mi sono incontrato con Veltroni, e gli ho detto: “L’Italia dei Valori ha una propria identità e ha un programma ben preciso. Li vedi questi 11 punti? C’è qualche cosa che non va in questi 11 punti?”. Dal portale dell’Italia dei Valori, punto n. 7 di 11, secondo paragrafo: “Limitazione dell’elezione a parlamentare per massimo due legislature”. Di Pietro ha fatto tre legislature e comunque dieci anni pieni, a partire dal Mugello, incoronato dal bravo Massimo. Se promette che terrà fede a questo impegno, anche soltanto a questo, posso anche cambiare idea e votare PD/IDV. Lo giuro, con le manette ai polsi, come il povero Carra, che adesso se lo ritrova in casa.

  5. Roberto permalink
    18/02/2008 16:39

    ROMA, 18 febbraio 2002. Corriere della Sera, Barbara Palombelli intervista Enzo Carra – «Per celebrare il primo anniversario di Tangentopoli e per diffondere nel mondo un’immagine della Dc in catene, loro curarono i dettagli come in una sceneggiatura. Una mattina, poco dopo l’alba, ci hanno portato nelle cantine della prigione di San Vittore: assieme a cinquanta detenuti, per lo più peruviani, eravamo legati con un’unica catena di ferro, lunghissima. Ci hanno caricato in due cellulari e ci hanno portato nelle segrete sotterranee del palazzo di Giustizia di Milano. Gli altri furono liquidati in qualche ora. Alla fine rimasi solo. Affamato, saranno state le 14, dietro alle sbarre, quelle larghe tipo film western. Un carabiniere si impietosì e mi portò un panino con la mortadella. Quando mi hanno chiamato, il maresciallo dice: non c’è bisogno dei ferri. Squilla il telefono, parlotta e invece chiede gli schiavettoni, serra le manette e saliamo due rampe di scale. Le telecamere si avventano e comincia quella terribile passeggiata». Enzo Carra è stato a lungo il portavoce del segretario democristiano Arnaldo Forlani. E’ poi diventato l’uomo-simbolo degli eccessi spettacolari di Mani Pulite. Condurre in aula con i ferri ai polsi un imputato come lui, uno che è stato poi condannato per reticenza, neppure per falsa testimonianza, per non aver voluto (o potuto) confermare di avere sentito con le sue orecchie dell’esistenza di una tangente di 5 miliardi versata dall’Eni alla Dc, negli stessi giorni in cui tutti i giornali scrivevano di mazzette provenienti dall’affare-scandalo dell’Enimont, ma soprattutto, «nello stesso giorno in cui Totò Riina salutava a mani libere il pubblico dei telegiornali dal suo scranno siciliano» fu giudicato da tutti come un eccesso di zelo ingiustificato. Il pomeriggio successivo a quella passeggiata, i magistrati del pool furono costretti a spiegare in un’affollata conferenza stampa che il trattamento riservato a Carra era standard, che non si trattava di una messa in scena, «e invece è stato proprio così: serviva alla strategia di allora un’immagine della Dc prigioniera e sconfitta. E’ capitato a me, poteva capitare ed è capitato anche di peggio ad altri. Mi sono salvato grazie alla mia coscienza pulita, a una durezza che solo il carcere ti può tirare fuori e al senso dell’ironia che per fortuna non mi ha abbandonato mai. Oggi, quei giorni sono lontani».

  6. WrumWrum permalink
    18/02/2008 18:48

    Coraggi, uno su sei l’hai azzeccato, il giovane Colaninno. Se arrivi a sei, è come vincere al super enalotto

  7. arwen_h permalink
    18/02/2008 18:51

    la solita minestra riscaldata..

  8. Alex Supertramp permalink
    18/02/2008 19:12

    Ma come mai anziché ridurre i partiti continuano a crearne di nuovi (da destra a sinistra, da sopra a sotto)? CHI paga? Fossero almeno innovativi i contenuti, ma qui stiamo proprio raschiando il fondo…

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