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Questa strana campagna in cui si chiede il voto per sé e per l’avversario

20/02/2008

Roma. La campagna elettorale è cominciata con un candidato premier, Silvio Berlusconi, che indica agli elettori “due soli voti utili”, quello per lui e quello per il suo principale avversario. Il titolo della sua prima intervista al Giornale era un attacco a Walter Veltroni, ma somigliava più a un buffetto: “Veltroni? Non si stanchi troppo”. Da giorni il Tg4, quando si tratta del Pd e specialmente del suo segretario, sembra la Bbc. Stessa musica da An. “Si va verso grandi schieramenti e il confronto è tra il Pdl e il Pd”, ha detto ieri Gianfranco Fini, parlando anche lui di “voto utile”. Qualche ora dopo, Maurizio Gasparri dichiara alle agenzie: “Casini guasta il clima della campagna elettorale”.
In effetti Pier Ferdinando Casini non si è distinto per eleganza, affermando che “Fini è alla frutta”. Ma è evidente che non è questo il punto. Il punto è che sembra tutto un gioco a parti rovesciate, come se un regista distratto avesse affidato alla top model il copione della bruttina e al rude playboy la parte dell’intellettuale. Oliviero Diliberto, come spesso gli accade, per tutto questo ha una spiegazione semplice. “Le dichiarazioni di Fini che chiedono il voto utile per Pdl e Pd sono la dimostrazione che Veltroni e Berlusconi stanno lavorando all’inciucio e al governissimo”, dichiara al Tg1 il segretario del Pdci. E non è il solo. I Radicali denunciano in conferenza stampa un prossimo “golpe mediatico” in commissione di Vigilanza, allo scopo di premiare “illeggitimamente” Pd e Pdl attraverso le norme sugli spazi in tv. Dalla lista Storace all’Udc, si torna quindi a parlare di “inciucio”. Una ragione di più, sostiene Diliberto, per votare Sinistra arcobaleno e Fausto Bertinotti candidato premier. Sembra però che Diliberto ce l’abbia in realtà pure con Bertinotti, per il tono eccessivamente “fair” che ha usato finora con il Pd (prova, secondo alcuni, che il grande inciucio comprenderebbe anche lui, ansioso di tornare alle elezioni libero da responsabilità di governo presenti e future). “Che ci sia un accordo preventivo tra Veltroni e Berlusconi per una Grosse Koalition in caso di pareggio al Senato – dice Massimo Giannini – mi sembra molto verosimile”. Ma solo in quel caso. E altrettanto verosimile appare al vicedirettore di Repubblica “una forma di intelligenza tra nemici nell’anticipare entrambi, in qualche modo, l’esito del referendum elettorale”. Un “asse oggettivo” confermato da Gaetano Quagliariello, uno degli esperti che per Forza Italia hanno seguito l’ultima trattativa sulle riforme. Ma la sua prima preoccupazione è che con tutta questa “intelligenza”, nel Pdl “si finisca per fare la parte dei fessi”. Perché è vero che Veltroni ha dimostrato di tenere moltissimo al “nuovo clima” della campagna elettorale, ma è anche vero che “si è preso un mastino come Di Pietro – calcisticamente parlando, s’intende – per fare il lavoro sporco della mobilitazione antiberlusconiana”. Questioni tattiche a parte, per Quagliariello la situazione è semplice: “Quale che sia il risultato del voto, sta nei fatti che dopo le elezioni Pd e Pdl potranno scrivere insieme legge elettorale, regolamenti parlamentari e forse anche un nuovo assetto istituzionale”. E così evitare il referendum, che altrimenti si dovrebbe tenere già l’anno prossimo. “Questo è l’asse oggettivo tra Berlusconi e Veltroni, che è emerso con chiarezza già nel loro primo incontro sulle riforme”. Di qui la necessità di rompere con Casini. Dunque non per questioni programmatiche e nemmeno per antipatie personali. “Il punto era la divergenza sullo sviluppo del sistema. E questa, con il referendum pendente, sarebbe emersa il giorno dopo le elezioni”.
La ricostruzione comporta però un corollario sull’altro versante, che sembra di leggere in controluce nelle parole pronunciate ieri da Veltroni, a proposito di quella vocazione maggioritaria dinanzi alla quale “molti, anche in casa mia, mi guardavano un po’ stupiti”. Gli stessi, presumibilmente, che volevano l’accordo con Casini sul sistema tedesco, fatto saltare proprio dall’asse tra Cav. e W (o CaW). Chiunque vinca, si capisce dunque che ogni voto a Pd o Pdl sarà “utile” eccome, dal giorno dopo le elezioni, per fondare la Terza Repubblica a vocazione maggioritaria, tendenzialmente bipartitica. (il Foglio, 20 febbraio 2008)

3 commenti leave one →
  1. Roberto permalink
    20/02/2008 17:45

    Guardi, non vorrei sbilanciarmi ma dalla chiusa mi sembra di capire che lo scenario non le dispiaccia. In caso affermativo, mi permetto di associarmi. Diversamente, mi consenta … di dissentire. In entrambi i casi, io darò il mio voto utile proprio con questa speranza, resa possibile dalla scelta (avversata da molti) di scaricare i pesi morti, che per marcare il territorio e rendersi visibili impallavano tutto. Dopo di che, vinca il migliore, dimostri di saper governare, altrimenti voterò l’altro. Purchè, ovvio, in questo altro non ci sia Di Pietro …
    Cordiali saluti

  2. 21/02/2008 10:16

    Sono l’ideatore e fondatore del giornale L’italoeuropeo .it un giornale di cultura e di approfondimento per l’Italia e l’Europa.

    mi farebbe piacere poter mettere il suo Blog/ quaderno sul mio giornale on line http://www.italoeuropeo.it magari scambiando i nostri link

    ora sto cercando anche di entrare nel team del Foglio …un mio piccolo sogno….

    chedice?
    cordialmente
    filippo baglini
    f.baglini@italoeuopeo.it

  3. francesco cundari permalink
    21/02/2008 12:18

    tentar non nuoce. segnalo a chi di dovere

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