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Per cominciare

22/02/2008

Più ci penso e più mi convinco che una delle degenerazioni più diffuse e più gravi subite dalla sinistra negli ultimi tempi (decenni, probabilmente) sia una sorta di degenerazione caratteriale, che accomuna gran parte delle persone di sinistra, a cominciare da me. Ovvero la tendenza a essere al tempo stesso indulgenti e cattivi, mentre dovrebbe essere l’esatto contrario. Dovremmo essere – come forse eravamo un tempo e come in ogni caso avremmo dovuto essere per coerenza con le nostre parole e con i nostri principi – più severi e più buoni.

10 commenti leave one →
  1. 22/02/2008 13:36

    sarà anche una “fregnaccia intimista”, ma sai che probabilmente hai ragione?

    la cosa spiegherebbe molte cose. a cominciare dalle numerose sconfitte

  2. 22/02/2008 13:48

    mi sembra perfetto

  3. Roberto permalink
    22/02/2008 14:24

    Gran post

  4. giovanni permalink
    22/02/2008 15:47

    completamente d’accordo, mi ritrovo nella tua descrizione. tuttavia, anche se diffido di concetti così generali: non avrai forse descritto un aspetto del carattere degli italiani? e se così fosse, forse stai rimpiagnendo la famosa diversità comunista?
    comunque, bravissimo.

  5. francesco cundari permalink
    22/02/2008 16:09

    Giovanni, se ti riferisci a quella diversità che probabilmente ha cominciato a scomparire proprio nel momento in cui i comunisti hanno cominciato a rivendicarla, o più probabilmente subito prima (e non sarebbe un paradosso così insolito, ché secondo me vale lo stesso per le parole “valori” e “identità” oggi tanto di moda), diversità che di conseguenza non ho mai vissuto, ebbene: forse, un po’, sì.

  6. 22/02/2008 16:44

    totalmente d’accordo. credo che le ragioni vadano rintracciate un po piu al fondo.
    in un illuminante articolo Giuliano Ferrara scrive:
    “Il male in un mondo senza Dio, dove tutto è storia umana, non può più essere il peccato originale, la caduta biblica nel processo della creazione, il serpente, l’albero, la mela e insomma il diavolo. Dunque bisogna ricorrere alla storia, all’immanenza, e nella storia l’uomo si fa giudice di se stesso. La tribunalizzazione della storia porta a un giusto processo in cui – attenzione, questo è il punto focale – l’uomo è insieme il giudice e l’imputato.
    Da questa condizione filosofica antigiuridica, in cui l’uomo è giudice in causa propria, deriva una conseguenza che, secondo me, impregna e marchia a fondo le nostre vite, la nostra cultura, il nostro linguaggio, la nostra identità di coscienza di uomini e donne moderne. E devo dire che da anni non mi capitava di leggere una cosa così profondamente e violentemente illuminante sulla condizione storica, e personale, dell’umanità con la quale convivo da quando sono nato e della quale sono figlio. […]
    Qual è la conseguenza di cui parlo, e che mi sembra esplosiva ed esplosivamente ratzingeriana? Questa, semplice come tutte le cose grandi. Nel tribunale in cui mi accuso, io mi assolvo.”
    …piu indulgenti e piu cattivi.

  7. 25/02/2008 22:08

    c’è l’indulgenza che è un fattore dell’età incipiente, cioè la maggiore comprensione della difficoltà e delle complessità delle cose, e anche delle persone e delle loro ragioni.
    c’è poi l’indulgenza interessata, quella cioè che si predica per gli altri perché si pretende in realtà per se stessi.
    Credo che bisognerebbe essere severi prima di tutto con se stesi.
    La cattiveria in fondo è semplice da esercitare. E poi è stata sdoganata come “cosa fica assai”.

  8. 25/08/2009 13:29

    Dov’è l’errore: nell’essersi illusi per decenni di essere nel giusto,immuni da ogni virus umano, specie se questo poteva pervenire da un sistema capitalistico.
    Il lavoro, la fatica,il vivere dignitosamente solo appannagio del proletariato la disonestà, lo sfruttamento, l’antisociale solo piaghe della borghesia.
    Si è vissuti per anni in menzogne appositamente pre costituite da una inteligentia di partito,che nella discordia e nell’odio tra i popoli trovava l’umus per la sopravivenza di una dittatura:”la dittatura del proletariato”.

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