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I fantastici 5 contro i soliti Mille

23/02/2008

E’ vero, io ho un talento naturale nel trovare sempre il modo di farmi nuovi amici. Ma a volte, nella vita, bisogna schierarsi. Non si può sempre fare quelli che “io sono amico di tutti”. Prima o poi viene il momento della verità. Quello in cui devi scegliere, dire chiaro come la pensi, esporti.

E allora, coraggio: tu da che parte stai?  

Stai dalla parte dei “cinquanta ricercatori italiani di Boston, Usa“, che chiedono a Veltroni di candidare Ivan Scalfarotto, o stai dalla parte dei miei cinque nuovi eroi personali, che chiedono di affermare un principio?

E va bene, lo so, il titolo che hanno scelto per il loro blog è raccapricciante (certo, pure aiMille non scherza, come dice lui). Ma nella lettera dei miei cinque nuovi eroi personali si dicono pur sempre alcune delle poche cose sensate che si siano sentite da molto tempo a questa parte, a proposito di tutta questa retorica fasulla sulla meritocrazia, i talenti e le competenze. Una retorica che con la democrazia non ha nemmeno una lontana parentela, né alcuna relazione con qualsiasi concezione si possa avere della sinistra. E non insisto ulteriormente sui concetti di parentela e relazione, a proposito di come la retorica della meritocrazia – in politica – si traduca sempre e inevitabilmente nella pratica del suo esatto contrario, perché dopo averlo sentito fare da Montezemolo (o quasi) mi è passata la voglia. E poi perché non mi piace vincere facile.

Quanto ai titoli, i ragazzi si faranno.

18 commenti leave one →
  1. 24/02/2008 18:57

    Infatti, come è notorio, ad Harvard si entra solo se raccomandati.
    Scusa ma me l’hai proprio tirata.

  2. 24/02/2008 19:01

    Il secondo commento che mi viene è: quando mai nella storia della sinistra queste due cose (diciamo, salsicce alla brace e libri) sono state in contrapposizione? Lo sono state di fatto dall’inizio degli anni ’90 circa, con gli ottimi risultati che abbiamo tutti davanti agli occhi.

  3. Davide permalink
    24/02/2008 19:13

    Hanno ragione i 50, hanno ragione i 1.000, hanno ragione i 5. Non si capisce cosa contrapponga queste tesi. Il pregiudizio?

  4. 24/02/2008 19:16

    D’accordo con Davide. A Ciccio Cundari suonava bene quell’incipit cinematografico sullo schierarsi, ma in questo caso è del tutto fuori luogo. Lui deciderebbe di schierarsi tra il risotto e lo zafferano. Però lo ringrazio di aver segnalato i cinque, per cui sottoscrivo. Ciao, Luca S.

  5. maria permalink
    24/02/2008 19:28

    peccato non avere più l’età e firmare gli appelli dei5, dei 50 e anche de iMille, 48 anni forse sono troppi , ma in ogni viso , in ogni riga scritta e letta, io vedo il volto delle mie figlie, leggo il loro diritto ad esserci, studiare e lavorare, senza dover ringraziare nessun altro se non la propria volontà ed intelligenza nel voler studiare ed esistere.
    Il resto è solo retorica , strumentalizzabile, un disvalore in una campagna elettorale che si è data altri simboli e significati,puntiamo ad altro piuttosto che sprecarla nel mettere generazioni contro altre generazioni.
    m.

  6. paolo permalink
    24/02/2008 21:18

    A me sembra che tu non abbia letto bene la lettera dei 5, caro Francesco. I 5 chiedono di scegliere sulla base della partecipazione politica e non sulla base delle conoscenze. Una richiesta sacrosanta. Tu invece hai presentato la lettera dei 5 come una rivolta di 5 giovani giovani democratici contro gli arcigni ricercatori di Harvard. Una specie di rivolta del popolo democratico contro i filosofi freddi e spietati. Ma mi sembra quindi che tu non abbia capito ninete della lettera dei 5. Forse ti andava di fare un attacco a iMille e hai preso una scusa…

  7. francesco cundari permalink
    24/02/2008 22:25

    Calma calma, che voi siete mille e io sono solo uno. Dunque. La “contrapposizione” tra le due lettere è ovviamente mia, non dei cinque. Che il titolo da fumetto tipo “i fantastici 4 contro godzilla” fosse scherzoso (così come il mio guerresco incipit) mi pareva evidente. E comunque c’è il link alla loro lettera, basta leggerla per evitare l’equivoco. Quanto alla “contrapposizione” che faccio, per quel che ne so io i cinque potrebbero essere pure tutti iscritti ai mille, non cambierebbe nulla: quello che volevo criticare è la retorica della meritocrazia applicata alla politica, niente di personale né con voi né con scalfarotto, semplicemente non sono d’accordo (con voi e con tanti altri) su questo. Per esser chiari, se adesso arrivano tutti i cinque insieme a dire che la pensano come voi e che io non capisco nulla, per me, per quello che volevo dire – dire io, non far dire a loro – non cambia niente, continuerò a pensare che la loro lettera sia un ottimo modo di evidenziare il problema di cui sopra. L’ho già fatta troppo lunga per un commento e la pianto subito, ma in breve, a Marco: quando dico che in politica – e tanto più nella selezione delle candidature in un partito democratico – l’opinione di 50 ricercatori di harvard vale quella di 50 casalinghe di treviso, non lo dico mica perché penso che a harvard ci entrino cani e porci! semmai, proprio perché so che non ci entrano, e non è questione di essere raccomandati o di essere meritevoli: non voglio mica che a harvard entrino gli studenti democraticamente eletti dalle loro scuole, ma non vorrei nemmeno che nelle liste per il parlamento italiano – tanto più se bloccate – si entrasse per titoli accademici (o per segnalazione da parte dei titolati)

  8. 24/02/2008 23:40

    Tu trovami cinquanta casalinghe di Treviso che firmino per chiunque, e poi ne parliamo. Se firmano per Scalfarotto, io le metto online subito. L.

  9. 24/02/2008 23:58

    Che poi, i 5, i titoli accademici o ce li hanno già o contano di averli a breve. E sanno pure cucinare e fare le pulizie. (Cose che capitano, a frequentar sezioni).

  10. mariacascella permalink
    25/02/2008 00:08

    scusami francesco cundari o sei a digiuno di campagne elettorali o facciamo pura demagogia.
    Per una candidatura al consiglio comunale di una qualsiasi circoscrizione ho visto gente piangere e disperarsi, spendere di tasca propria 10.000 euro , e adesso vogliamo negare il rischio di mettere solo gente che può permetterselo economicamente o che abbia santi in paradiso?
    Mi dici cosa fanno di male scalfarotto o altri come lui se hanno provato attraverso tutti gli strumenti leciti, legali, a farsi spazio nella palude della politica italiana?
    e l’hanno fatto senza toccare il ventre molle della politica o del qualunquismo, ma cercando consenso e spendendosi tra tutti coloro che possano comprendere cosa significa il sacrificio, l’abnegazione, la solidarietà pur risiedendo a migliaia di km da qui?
    certo si è rivolto a coloro che condividono la sua formazione , la sua esperienza lavorativa.
    Ma sarebbe la stessa cosa per il candidato siciliano di nichelino, la città dove risiedo, quando scrive ai suoi compaesani chiedendogli di appoggiare la sua candidatura o quando scrive al suo ordine professionale per le stesse ragioni.
    Piuttosto lavoriamo perchè alla politica si possano avvicinare tutti, offrendo reali opportunità e porte aperte, perchè di quelle sbattute sul naso ne abbiamo ricevute troppe per non temerne ancora gli effetti.
    maria cascella

  11. francesco cundari permalink
    25/02/2008 00:22

    Per Luca – perché intanto non ti sgranchisci le dita mettendo on line un link alla loro, di lettera? l’hai pure sottoscritta, non fare lo spilorcio…

    Per maria – ripeto: non ho nulla contro scalfarotto né contro nessuno di voi. semplicemente non sono d’accordo con quello che dite su questa storia della meritocrazia e delle competenze, proprio perché non voglio che possano candidarsi solo quelli che possono permetterselo, perché hanno i soldi o perché hanno le relazioni o perché hanno qualsiasi altra cosa che altri NON hanno, in partenza (peraltro è il motivo per cui sono a favore del finanziamento pubblico dei partiti). Insomma, quella che poni tu è proprio la questione centrale, secondo me. Sono già lungo, ma domani se ho un po’ di tempo per pensarci bene ci faccio sopra un altro post e se vuoi riprendiamo la discussione (campagne elettorali ne ho fatte parecchie, tranquilla, anche se mai da candidato, e forse solo una volta per un candidato che conoscessi di persona)

  12. mariacascella permalink
    25/02/2008 00:45

    francesco , scusami se insisto ma meglio chiarirsi , a costo di rubare le ore al sonno, se dici :
    proprio perché non voglio che possano candidarsi solo quelli che possono permetterselo, perché hanno i soldi o perché hanno le relazioni o perché hanno qualsiasi altra cosa che altri NON hanno,
    mi dici chi hai visto candidarsi o meglio vincere le elezioni finora?
    sono stata iscritta nel pci dal 1983 e fino ad oggi sempre presente in tutte le trasformazioni del partito, ebbene i segretari cercavano solo candidati che avessero soldi, professioni , clientele, o visibilità territoriale.
    se scalfarotto e i suoi , come li chiami tu, parlano di meritocrazia e competenza, almeno quelli sono criteri oggettivi e verificabili, ma se io non ho un santo in paradiso, nè uno studio medico alle spalle, o i soldi in banca, quante chance ho realmente di farcela?
    C’è stata solo una fase dove la politica premiava tutti coloro che volevano spendersi , è durata fino agli anni 80, poi con il craxismo, il rampantismo, si è cominciata una fase nuova che ha portato allo disfacimento odierno e all’allontanamento delle masse dalla vita partecipata.
    Solo una generazione è stata baciata da quell’esperienza e sono coloro che si resero protagonisti nel dopoguerra del rinnovamento, dopo ahimè non è stato più così.
    non sono le mie parole, ma colte da un colloquio avuto con giglia tedesco alla festa dell’unità tenutasi a torino l’estate di un anno fa.

  13. 25/02/2008 09:11

    vorrei far solo sommessamente notare che va bene tutto, più siamo e meglio è. che l’inclusione (si dice così?) di fette di società che finora sono state tenute fuori dalle solite camarille è una cosa buona e giusta in democrazia.
    però, come fece notare un tale, a patto che poi questa spinta dal basso (bottom up, si dice così?) non si traduca in semplice, pura, molto camarillesca cooptazione.
    detto questo, viva scalfarotto e viva la libertà!

  14. 25/02/2008 15:09

    Magari le competenze servono per costruire il consenso su qualcosa di definito. La lettera dei cinque mi sembra un discorso molto antiquato perche’ confonde forme diverse di militanza.
    In buona sostanza, col mutare delle condizioni sociali, economiche e tecnologiche sembra essere emersa una distinzione sempre più netta tra una militanza quantitativa ed una qualitativa.
    Il modello quantitativo è, in un certo senso, un riflesso condizionato della cultura della società di massa, dove la forza del partito è nella numerosità del gruppo e i singoli sono tali in quanto membri del gruppo, con ruoli, tempi e forme di partecipazione pressoché identiche da militante a militante.
    Ovviamente, ogni partito ha ancora la necessità di una spina dorsale organizzativa che renda la sua struttura capillare sul territorio e permanente: a questa necessità corrisponde una partecipazione di tipo quantitativo, vale a dire una presenza costante nelle sedi e nei luoghi del partito politico ed anche una partecipazione alle funzioni organizzative di base di cui ogni partito non può prescindere.
    Per partecipazione qualitativa intendiamo invece una forma d’impegno basata su competenze specifiche, generalmente provenienti dall’attività professionale. Quindi una forma d’impegno diversificata, con funzioni, tempi e modalità di partecipazione diverse da militante a militante. Una partecipazione personalizzata, che si contraddistingue per flessibilità di rapporto e che potremmo definire come postmoderna, se tale aggettivo non fosse stato frequentemente abusato.
    In generale, l’incapacità di valorizzare la partecipazione qualitativa e’ il grande limite dei partiti politici al momento. Il problema non è solo quello di tante risorse sprecate; si tratta anche di segmenti qualitativamente importanti del nostro paese che non hanno visibilità, anche e solo come semplici testimoni di un percorso di vita, all’interno di luoghi nati per cogliere dei fenomeni e dar loro una rappresentanza.

  15. salvateilsoldatocundari permalink
    26/02/2008 19:01

    Cari amici dei mille, fatevelo dire con amicizia, i voti non si pesano, si contano. Il parlamento è un’istituzione rappresentativa, non una passerella nè un’aula universitaria. Abbiamo fatto un partito che più aperto non si può e, abbiatene consapevolezza una volta per tutte, oggi è artificioso dire che c’è partito e società civile. Per essere più specifico: oggi il Pd ha bisogno di classe dirigente rappresentativa e la può trovare (e costruire) solo al proprio interno. Per citare il nostro nuovo guru Bettini: i parlamentari non si possono selezionare per intelligenza, è raro che qualcuno dica di sè che è stupido.

    Da oggi parte ufficialmente la campagna “salvate il soldato cundari”. La storia ci darà ragione, ma forse sarà troppo tardi.

  16. gustavo permalink
    28/02/2008 19:55

    secondo me hanno ragione – I SOLITI 5 – FORZA PIOPPA

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