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Non ci sono più le nuove stagioni

17/03/2008

Roma. La visita a Napoli è stata “rimandata”, scrive il Corriere della Sera. Walter Veltroni sarà in Campania a fine mese – ha dichiarato il ministro Luigi Nicolais – e “non certo per l’emergenza rifiuti”. Ma il problema è che lì, a Napoli, la grande corsa veltroniana rischia di fermarsi definitivamente. E il pericolo maggiore viene dal fuoco amico, perché in Campania anche i più faziosi dalemiani, con il ministro degli Esteri a fare da capolista, sanno di non potersi permettere errori. E trasecolano, adesso, leggendo le parole pronunciate venerdì da Nicolais, che ha pensato bene di esordire trasformando l’apertura della campagna elettorale per le elezioni del 13 e 14 aprile – dietro l’incomprensibile ma molto democratico slogan di “I share Nicolais”, via di mezzo tra l’“I care” veltroniano e il “We can” obamiano – nell’apertura della campagna per le primarie del dopo-Bassolino. E dicendosi “pronto” a correre per la successione. Il problema delle dimissioni del governatore va affrontato “subito dopo le elezioni”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo per di più, con infelice metafora, che il tema “non va nascosto sotto il tappeto”. Proprio quello che ci voleva, insomma, per affratellare militanti e dirigenti, motivare gli elettori delusi e trasmettere fiducia ai tanti elettori potenziali di quel Partito democratico che proprio in Campania – tra i miasmi della spazzatura che ancora invade le strade – rischia di giocarsi tutta la forza evocativa di quel “nuovo clima” che con tanta energia Veltroni cerca di trasmettere, in Campania come in tutta Italia.
Il caso Nicolais è però solo l’ultimo, in ordine di tempo, in una catena di effetti collaterali e imprevisti che partono proprio dal cuore della strategia veltroniana. In una corsa difficile come quella intrapresa di slancio dal segretario del Pd, tutta all’inseguimento dell’avversario, si capisce che il clima, l’idea che l’impensabile non sia affatto impossibile (che “si può fare”, come recita il suo slogan), conta più di ogni altra cosa. Ma se si diffonde l’idea che la partita è persa in partenza, finisce che non ti votano più nemmeno i tuoi, figurarsi gli elettori che dovresti riconquistare all’avversario. Ed ecco che al Riformista cominciano a chiedere periodicamente a una serie di autorevoli commentatori una previsione sul risultato elettorale. E passi per Stefano Folli, severo editorialista del Sole 24 Ore, che dà un secco 42 a 38 per il Pdl. Ma se persino il vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini, al momento di mettere nero su bianco la sua profezia, dice 44 a 39 per Silvio Berlusconi, vuol dire che il problema è serio. Se nemmeno i più benevolenti tra gli “opinion leader” sono disposti a mettere la faccia non diciamo sulla scommessa di un pareggio, ma almeno su una sconfitta di misura, se non ci credono nemmeno loro – neppure chi titola ogni giorno sull’inarrestabile rimonta veltroniana – trasmettere fiducia diventa arduo.
Certo non si può dire che le candidature scelte abbiano aiutato. Le liste del Pd avrebbero dovuto essere la prova tangibile dell’apertura alla società civile e del radicale rinnovamento – politico, ideologico, generazionale – portato dalla nuova stagione. Ma di Massimo Calearo (capolista in Veneto), dopo le sue prime performance in tv e sui giornali – con gli evviva per “San Clemente” che ha fatto cadere il governo Prodi, con le candide dichiarazioni sul non aver mai votato a sinistra in vita sua, e via elencando – si sono già perse le tracce. Quanto a Marianna Madia, la ventisettenne capolista del Lazio, da quando Maria Laura Rodotà ha coniato l’espressione “Fossa delle Non-Marianne” (cioè delle donne che in politica non hanno chi le sponsorizzi) nemmeno lei è più stata avvistata. Forse anche per l’ingenua battuta offerta ai cronisti alla prima (e ultima) conferenza stampa: “Ho da offrire soltanto tutta la mia straordinaria inesperienza”.
Accantonata in blocco tutta o quasi tutta la prima linea dei dirigenti più esperti – forse anche perché in buona parte ministri del governo uscente – sostituiti (almeno in prima serata) dai volti nuovi e giovani e sorridenti di operai e imprenditori alla prima candidatura, ecco che all’indomani di ogni trasmissione, puntualmente, i malcapitati finiscono sotto processo proprio per la loro inesperienza e naïveté: Massimo Calearo dopo la sua scoppiettante partecipazione a Ballarò, perché troppo scoppiettante; il giovane industriale Matteo Colaninno e il giovane operaio Antonio Boccuzzi dopo la loro incolore prestazione ad Anno Zero, perché troppo incolore. Eppure, se è vero che uno dei primi duri colpi all’immagine del Pd è venuto proprio dalle candidature, non è vero che la colpa sia tutta dei nuovi candidati. Certo la sfilza di articoli sui candidati “figli di” e sulla “fossa delle non-Marianne” avranno anche inciso sull’immagine del Pd, ma non poco hanno pesato gli elenchi di tutti i portavoce e collaboratori piazzati in lista. Scorrendoli, però, si vede che sono quasi tutti veltroniani, prodiani e popolari (in particolare vicini a Dario Franceschini e Giuseppe Fioroni, che in questa partita hanno giocato in squadra). Non risultano alle cronache candidati che siano stati portavoce o collaboratori di Piero Fassino, Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani o Anna Finocchiaro. Risulta invece che buona parte della giunta capitolina (e di quella regionale) sia finita in lista – e nelle posizioni di testa – un po’ in ogni angolo d’Italia, dalla Sicilia (l’assessore al bilancio Marco Causi) al Veneto (il vicesindaco Maria Pia Garvaglia), all’Umbria (il capo della segreteria Walter Verini). Per non parlare del Lazio, ovviamente, dove la sfilza di assessori candidati stride un po’ con i tanti proclami di rinnovamento e apertura alla società civile.
Forse, però, il passo falso più significativo riguarda proprio quella grande rete, Internet, da dove il 30 luglio 2007 Veltroni cominciò la sua campagna per le primarie. Una conferenza stampa in cui spiegò che il nuovo sito – lanuovastagione.it – sarebbe servito “ora ma soprattutto dopo le primarie del 14 ottobre”, perché “dobbiamo considerare la rete non come un gadget per farsi vedere moderni, ma come un perno del tessuto democratico, un luogo di esercizio della democrazia… useremo You Tube e blog, ma non come se fossero il palco di un comizio del 2000, che era unidirezionale, perché qui invece siamo in una rete…”. Il sito lanuovastagione.it è fermo al 27 ottobre 2007 (i flash di agenzia e la rassegna stampa al 30 gennaio). Forse perché al primo sbocciare della primavera Veltroni si è trasferito al partito – http://www.partitodemocratico.it – lasciando “la nuova stagione” al suo destino. (il Foglio, 16 marzo 2008)

4 commenti leave one →
  1. 18/03/2008 03:51

    Where we tonight shall camp?….The top blogs of the day. the newest report , see and reply me some comments. Thanks.

  2. 18/03/2008 12:48

    Posso linkare questo post sul mio blog?

  3. francesco cundari permalink
    18/03/2008 13:02

    certo, a tuo rischio e pericolo

  4. 18/03/2008 13:05

    Eh ma io sono una temeraria :)

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