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Consigli a Veltroni

18/04/2008

In questo momento non vorrei essere nei panni di Walter Veltroni. Fossi in lui, per prima cosa smetterei di leggere i giornali e per seconda smetterei di seguirne i consigli – altrimenti detti sondaggi – che mi pare abbiano fatto già abbastanza danni. Figurarsi se mi metterei a seguire consigli che vengano da me. Quanto agli editorialisti, chi vuol bene al Pd non poteva e non può non augurarsi che il segretario resti al suo posto. E associarsi al comune ammonimento contro nuove lotte fratricide. Ma chi vuol bene a Veltroni, evidentemente, no. Perché alle elezioni europee, che si terranno tra appena un anno con sistema proporzionale e senza soglie di sbarramento, la marea delle chiacchiere scenderà bruscamente, riportando tutte le barche sulla terra ferma. Siamo sicuri che sia nell’interesse di Veltroni, quel giorno, essere ancora alla guida del Pd? Sia che la Sinistra arcobaleno si presenti con il suo simbolo, sia che i diversi partiti che la compongono si ripresentino ciascuno con il proprio, certo è che molti di quei loro elettori che il 13 aprile hanno dato il voto al Pd, visto l’esito, alle europee se lo verranno a riprendere. Se oggi hanno votato Pd perché convinti che fosse davvero un voto utile a sconfiggere il Caimano, che si potesse fare, che ci fossero solo due punti di distacco – per poi verificare che tutta quella campagna è servita solo a eleggere Calearo con i voti di Bertinotti – difficilmente ci cascheranno di nuovo. Alla Camera, la Sinistra arcobaleno ha preso sette punti in meno rispetto a quelli che aveva raccolto solo due anni fa. Diciamo pure che una parte avrà votato Lega o Pdl perché delusa dal governo Prodi. Diciamo che un’altra parte si sarà astenuta. Di quel sette per cento avanza comunque una bella fetta, e sta tutta dentro il già magro 33,1 del Pd. Dopo il tracollo delle europee, se al posto di Veltroni ci sarà qualcun altro, per i veltroniani sarà la grande rivincita, la prova che senza “l’effetto Veltroni” non si va da nessuna parte. Ma se ci sarà ancora lui, che diranno? A quest’ora dovrebbero già essere sulla riva del fiume. E invece insistono nel dire che 33 è più di 35 e che Veltroni partiva da meno ventidue punti, come ha detto incautamente lo stesso segretario; il che non significa fare un dispetto soltanto alla matematica e al principio di realtà, ma soprattutto a lui. Perché se fosse vero che il 33,1 è un miracolo, che più di così sarebbe stato umanamente impossibile, questo vorrebbe dire una cosa semplicissima: che non era vero niente di quello che ha raccontato ai suoi elettori; che no, ci dispiace, non si poteva fare; che il voto utile era perfettamente inutile. Capisco, anche se non condivido, l’obiezione: la politica è così, suvvia, che doveva dire? Ma a Veltroni consiglierei di non andare a spiegarlo ai suoi elettori. Cerchi piuttosto di ristabilire un rapporto, un contatto, almeno un minimo di empatia con le persone che lo hanno votato. Persone che la notte dei risultati hanno pianto. Non vada da loro a ripetere che “la sfida riformista ha pagato”. Lo dico per il suo bene. Non parli di grandi sogni a chi si è svegliato in un incubo. Gli elettori perdonano subito, purché questo risparmi loro l’immensa fatica di capire, discutere, distinguere responsabilità. Di simili indulti la sinistra non sarà mai sazia, Veltroni ci può contare. Stia alla larga dalle analisi del voto e con un po’ di fortuna – a meno che al ballottaggio per il Campidoglio non accada l’impensabile – tra due settimane, se proprio ci tiene, sarà ancora là. (il Foglio, 18 aprile 2008)

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  1. 18/04/2008 14:50

    sul carro del perdente

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