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Tafazzi Brothers /2

17/09/2008

“No al catastrofismo e non esageriamo con le regole”. Questo il titolo dell’intervista ad Alberto Alesina pubblicata sull’Unità di oggi. Incipit: “Credo che bisogna rendersi conto che qualcosa è andato storto, e porvi rimedio, ma bisogna evitare il catastrofismo”. Bene. Ora – respiro profondo – io sinceramente non so per quale ragione l’Unità, dovendo trovare un “esperto” cui far commentare la crisi finanziaria, vada a intervistare Alesina. Non vorrei che proprio loro si fossero bevuti davvero la storia che “Il liberismo è di sinistra” (Giavazzi & Alesina, editore non me lo ricordo). O magari che avessero scelto Alesina solo per poter scrivere, dopo il nome, “economista della Harvard University”. Intendiamoci, però. La coerenza dell’economista di Harvard non si discute (come del resto non si può discutere quella di tutti i sostenitori dell’Agenda Tafazzi, escluso forse il solo Daniele Capezzone, che tuttavia potrebbe giustamente replicare che lui una cattedra a Harvard, una poltroncina alla Goldman, una consulenza alla Telecom, un posto alla fondazione Agnelli, Pirelli, De Benedetti, piuttosto che una collaborazione al Centro studi Luigi XVI o all’Istituto Hammurabi, eh no, lui mica ce li aveva – e son cose che fanno la differenza). Comunque sia, dicevo, la coerenza dei Tafazzi Boys non si discute. L’economista di Harvard, le stesse identiche cose che oggi dice all’Unità, le dice sin dall’inizio della crisi (estate 2007). Sin da quando, cioè, lui e tutti i suoi amichetti hanno cominciato a spiegarci che le cose andavano a meraviglia, che il “rimbalzo” era vicino e che in ogni caso la crisi era semplicemente una piccola “correzione” del mercato (a dimostrazione di quanto il suddetto mercato funzioni, così com’è, visto quant’è bravo a sgridarsi e a correggersi da solo). Negli stessi giorni, poi, le stesse identiche cose le ripeteva pure l’economista di Boston, il professor Giavazzi, che ammoniva tempestivamente a non “buttar via, «con l’acqua sporca», i benefici di un mercato finanziario che è diventato più efficiente nel diversificare il rischio e più aperto per tutti“. Nel frattempo, temo che nell’acqua sporca il bambino sia ormai affogato, ma questo è un altro discorso, per il quale mi mancano le competenze. Tuttavia, se posso dare un amichevole e incompetente consiglio ai colleghi dell’Unità, la prossima volta proverei a sentire un economista di Frosinone.

4 commenti leave one →
  1. 17/09/2008 21:16

    E naturalmente poi quelli intrisi di ideologia siamo noi.

  2. 17/09/2008 23:35

    Pezzo perfetto.

  3. 18/09/2008 01:03

    Effettivamente ogni tanto all’ Unità mi danno da pensare

Trackbacks

  1. L’economista di Frosinone « Knut Wicksell

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