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Uniti nella diversità. Il Pd opta per la via togliattiana alla tregua

20/12/2008

Roma. Preceduta da una lunga fase di scontro in cui i dirigenti del Pd si sono dati reciprocamente di “sabotatori” e di “stalinisti”, la conclusione della direzione potrebbe riassumersi in un’antica formula togliattiana: “Unità nella diversità”. Alla fine ai voti non va la relazione del segretario, ma un “documento unitario”, secondo l’accordo raggiunto giovedì, con la mediazione di Piero Fassino. “Il documento – dice Dario Franceschini – contiene naturalmente la relazione del segretario”, oltre a raccogliere “ampi spunti” degli altri due documenti presentati (e a dare a Veltroni quel potere di “commissariamento” di fatto già esercitato in Abruzzo). Il primo documento è di Marco Follini, che chiede di rompere con Antonio Di Pietro, il secondo di Giovanni Bachelet e altri, che chiedono più coraggio nel rinnovamento e meno cautele sulle primarie (da tempo tornate in discussione). Nonostante l’appello di Franceschini, né l’uno né gli altri accettano di ritirare il proprio testo. Al voto sono respinti entrambi, mentre il documento unitario, ovviamente, è unitariamente approvato. Non meno unitaria, la relazione aveva del resto già guadagnato al segretario l’omaggio di tutti gli intervenuti, seguito però da distinzioni corpose, e spesso in aperto contrasto con la stessa parola d’ordine della leadership veltroniana: innovazione (“Invito ciascuno di voi – dirà il segretario nelle conclusioni – a essere un po’ più generoso con il carattere inedito di questo partito”). Ma per Veltroni ora c’è bisogno di unità, perché la “questione morale” presenta al Pd “un’alternativa secca e drammatica: o innovazione, o fallimento”. In questo spirito il segretario affronta dunque tutte le questioni controverse. Sul rapporto con Di Pietro, per esempio, si limita a dire: “Posso solo far presente che già per tre volte in questi mesi abbiamo esplicitato che in Italia ci sono modi diversi di fare l’opposizione”. Sulle alleanze: “Non c’è alcuna illusione di poter fare tutto da soli. Ma le alleanze nuove saranno per l’innovazione e il cambiamento”. Sul modello di partito: “Dopo un anno di lavoro, inevitabilmente il modello di un partito nuovo deve essere oggetto di una riflessione… mettendo al lavoro un gruppo, in seno alla direzione, che avanzi proposte sulle primarie e sul rapporto tra democrazia degli iscritti e democrazia degli elettori…”. Sulle riforme istituzionali: “La strada maestra… è il collegio uninominale, nel quadro di un sistema che, come nell’esperienza francese, spinga ad aggregazioni omogenee e consenta agli elettori di scegliere da chi essere governati. Non abbiamo preclusioni di principio… a prendere in esame soluzioni subordinate” (purché “abbiano virtù simili alla principale”).
Tutti gli interventi cominciano dunque con parole di apprezzamento per la relazione. Ma il seguito è più duro. Marco Follini osserva che lui, Veltroni e D’Alema, dell’innovazione “saranno più facilmente il complemento oggetto che il soggetto”. Pierluigi Bersani si domanda cosa sia “questa innovazione”. Piero Fassino ricorda che i giovani dirigenti del Pd “non sono nati il 14 ottobre”. Pierluigi Castagnetti mette in guardia contro “l’ideologia del niente” che ha preso il posto delle “ideologie del tutto” e chiede “un coinvolgimento formale di tutti i dirigenti”. D’Alema chiede un “partito vero” e non un “amalgama malriuscito” (e in cui “magari ci fossero le correnti… a me non piacciono, ma almeno ci sarebbe un ordine”). Francesco Rutelli ricorda sadicamente la petizione “Salva l’Italia” (quella che avrebbe dovuto raccogliere cinque milioni di firme contro il governo). Il colpo più duro viene però da Sergio Chiamparino. Il rinnovamento parta dal gruppo dirigente nazionale, chiede. E pertanto si dimette da ministro-ombra. “Ho chiesto a Sergio di soprassedere – dice Veltroni chiudendo la riunione – e lo ringrazio di avere accettato, perché sta facendo un gran lavoro… e il governo ombra sta dando una grande prova di innovazione”. Tra le altre cose, nel documento unitario passa l’incompatibilità chiesta da Fassino tra cariche istituzionali e di partito. Come nel caso del sindaco di Pescara e segretario regionale, coinvolto nell’inchiesta abruzzese. E in verità anche nel caso di un altro sindaco, eletto segretario nazionale un anno fa. (il Foglio, 20 dicembre 2008)

3 commenti leave one →
  1. arsub permalink
    20/12/2008 09:12

    Ma questa riunione è servita effettivamente a qualcosa, oltre che a sancire una tregua? Ci sono novità di un qualche rilievo su questioni essenziali quali l’organizzazione del partito, le alleanze, la collocazione internazionale, solo per ricordarne qualcuna? A me sembra proprio di no (ma forse in questo momento non poteva che andare così).

  2. 20/12/2008 09:53

    E’ da quando abbiamo perso le elezioni, che ci sono riunione di questo tipo. Prima si prevedono regolazioni di conti e scontri, e poi finisce sempre con questa falsa unità. Delle due, l’una: o i giornali caricano dal nulla di “aspettative” queste riunioni, oppure tutti promettono di farsi sentire ma poi hanno paura della reazione veltroniana.
    In tutto questo, però, ci troviamo in situazioni, come quella romana, dove metà dei dirigenti ancora non ha ammesso di aver perso il Comune e l’altra metà pensa che lo abbiamo perso perché “non abbiamo compreso le necessità della borghesia romana” (non avrei mai detto che la borghesia romana si trovasse in periferia).
    Eppure si va avanti, come se nulla fosse…

  3. John Doe permalink
    20/12/2008 10:35

    Ancora? Ma ancora ci credete che questi possano/vogliano cambiare se stessi? Di questo si parla, o cambiano la loro natura o continuano ad essere quello che sono sempre stati: apparatcnik, burocrati senza cuore ne anima. Sono gestori di strutture, magari bravi, ma non sanno creare nulla e hanno paura di tutto.

    E poi basta con sta storia dell’opposizione a uolter, ma davvero crediamo che qualcuno voglia quel posto? Non lo vuole nessuno, criticano quel tanto che basta da tenerlo sulla graticola, ma guai a farlo cadere. Ma chi cavolo ci va a prendersi pernacchie e sputi tutti i giorni?
    Il poveretto morirà di fame e qualche avvisaglia dagli amministratori c’è già stata, lo uccideranno con questo e non con la linea politica, che tutti supportano con sincera devozione ;-)

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