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I sarkodemocrat

14/01/2009

Roma. Al convegno organizzato ieri dal Partito democratico sulla crisi di Gaza, le conclusioni di Walter Veltroni sembrano muoversi negli stretti margini di una mediazione interna tra la relazione introduttiva di Piero Fassino, seguita dagli interventi di Francesco Rutelli e Franco Marini, anche più decisamente schierati a sostegno di Israele, e l’intervento di Massimo D’Alema, che sulla condotta di Israele non nasconde le sue critiche. Difficile pertanto non cogliere un elemento di involontaria ironia, se non un lapsus, nelle parole di Veltroni sul convegno, in cui il Pd avrebbe fatto “quello che è nella sua natura: mettere attorno a un tavolo persone che hanno posizioni fortemente conflittuali”. Ovviamente si riferiva all’ambasciatore israeliano Gideon Meir e al delegato palestinese Sabri Ateyeh, ma viene naturale estendere il giudizio anche alle altre persone che siedono a quello stesso tavolo. Veltroni conferma dunque il sostegno del Pd all’iniziativa egiziana e al tentativo diplomatico di Nicolas Sarkozy (che D’Alema definisce “lodevole”) tornando a contrapporre l’iniziativa francese alla “inadeguatezza” del governo italiano. Ma soprattutto attacca l’Amministrazione Bush. Durante questi ultimi otto anni, dice, nemmeno uno dei tanti conflitti aperti nel mondo è stato risolto, perché “la politica è stata subalterna all’uso della forza”. Nessuna critica diretta a Israele viene però da Veltroni, che dà ragione all’ambasciatore israeliano quando denuncia il silenzio della comunità internazionale sui razzi lanciati da Hamas. “Un silenzio grave”, dice. Ma al tempo stesso esorta Israele a “capire che quanto sta accadendo a Gaza con l’uccisione di bambini e di civili sta producendo nell’opinione pubblica internazionale una grande inquietudine”. E per questo si augura che “a Gaza si raggiunga al più presto il cessate il fuoco e si riannodi la trattativa”. La trattativa nel Pd, in compenso, regge. “L’unico punto debole nella relazione di Fassino – dice Marini – è che facendo prevalere la considerazione che Hamas non è solo un’organizzazione terroristica non poniamo il problema che per trattare non si deve sparare più, perché non si può chiedere a Israele di trattare mentre Hamas continua a lanciare razzi”. Fassino lo interrompe, spiegando che nella sua relazione questo è detto chiaramente. “Chiedo scusa, allora va bene così”, replica Marini. (il Foglio, 14 gennaio 2009)

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