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Dopo pranzo

17/01/2009

Roma. Dal pranzo tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, il presidente della Camera esce soddisfatto, ma senza illusioni. La “centralità del Parlamento” è stata naturalmente riconosciuta dal presidente del Consiglio, così come la necessità di una maggiore concertazione su assetti e natura del Popolo della libertà (le rispettive diplomazie parlano di accordo sulla “road map” che il 27 marzo porterà al primo congresso). Dopo le sue proteste sull’abuso della fiducia e della decretazione d’urgenza da parte del governo, e sull’assenza di “democrazia interna” nel partito, Fini ottiene dunque soddisfazione. Anche troppa. “Guarda Gianfranco che di questa storia della fiducia io non ne sapevo niente”, gli ha detto Berlusconi, riferendosi alla loro ultima polemica pubblica sul decreto anticrisi. Ma ad allarmare l’intera An – non solo Fini – è la tenaglia tra Forza Italia e Lega: il rischio di annessione da un lato (alimentato dall’ipotesi di Denis Verdini coordinatore unico, cui An vuole affiancare Ignazio La Russa) e l’erosione dei consensi al Nord dall’altro.
“In sostanza, il rapporto tra Berlusconi e Fini non può mai essere quello di cui si è parlato tra Forza Italia e Alleanza nazionale di 2 a 1 (o di 70 a 30)”, dice Domenico Nania. “Non si tratta di trovare un posto per Fini, ma di definire il ruolo del Pdl, in modo tale che si scriva Pdl ma si possa leggere Berlusconi-Fini”. Stessa musica da Maurizio Gasparri: “Nel Pdl dev’esserci un articolo non scritto dello statuto che reciti: Berlusconi è il capo e Fini il successore”.
Per Forza Italia, il compromesso con An si riassume in una serie di ossimori. Un partito “carismatico-democratico”, lo definisce Gaetano Quagliariello. “Partito del leader ma strutturato – dice Fabrizio Cicchitto – con una vita democratica, che però superi una dialettica fra correnti”. Ma è lo stesso Cicchitto a indicare il vero problema, quando invita il governo a considerare le esigenze del Nord come del Sud, che vanno soddisfatte “avendo a disposizione risorse scarse”. Una sfida su cui si misurerà “la capacità di innovazione dei ministri economici”. Come dire Giulio Tremonti, del quale è noto il rapporto privilegiato con la Lega. E la fase di costituzione del Pdl, osserva ancora Cicchitto, al Nord deve essere l’occasione per rilanciare la presenza delle strutture originariamente di FI e An, spesso “sopravanzate dal lavoro di base che, meritoriamente dal suo punto di vista, sta facendo la Lega”. (il Foglio, 17 gennaio 2009)

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