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Il testamento del Pd

11/02/2009

Roma. Dopo avere annunciato il proprio sì al disegno di legge del governo, appena un attimo prima che la morte di Eluana Englaro consigliasse di rinviare tutto, Francesco Rutelli ha votato ieri la mozione di maggioranza e Udc sul testamento biologico. Quella che impegna il Parlamento a “sancire che l’alimentazione e l’idratazione non sono accanimento terapeutico”.
L’ex leader della Margherita non è stato il solo a sostenere la mozione. Con lui l’hanno votata anche altri quattro senatori provenienti dalla Margherita (compreso Lucio D’Ubaldo, parlamentare molto vicino a Beppe Fioroni), ma ovviamente è suo il voto che pesa di più. Da tempo sospettato di voler abbandonare il Pd per l’Udc, Rutelli non poteva compiere il suo gesto in una fase più delicata. In questi giorni il Pd ha vissuto infatti alcuni dei momenti di più acuta tensione della sua breve e tormentata storia. Solo l’improvvisa morte di Eluana Englaro, lunedì sera, ha interrotto uno scontro interno violentissimo, reso del resto evidente dal modo in cui ciascuno ha interpretato la linea dell’“orientamento prevalente” voluta da Walter Veltroni. Un’insopportabile compressione della libertà di coscienza per alcuni (“La libertà di coscienza non è una concessione”, ha detto per esempio Franco Marini); il migliore riconoscimento del pluralismo interno per altri (come Giorgio Tonini e Stefano Ceccanti, che pure avevano proposto di non partecipare al voto); un’inaccettabile venir meno alla funzione stessa di un partito politico per altri ancora (come il capogruppo Anna Finocchiaro, che alla riunione del coordinamento è arrivata al punto di mettere sul tavolo le sue dimissioni). Ma se in molti, in queste concitate giornate, sono tornati a mettere in dubbio l’intero progetto del Pd, altri hanno fatto notare come stavolta la divisione non sia stata tra ex ds ed ex dl, né tra laici e cattolici: con Anna Finocchiaro e Pier Luigi Bersani, per esempio, si sono schierati anche cattolici della Margherita come Luigi Zanda o Antonello Soro. La linea di divisione ha tagliato in due proprio la vecchia Margherita: con il vicesegretario Dario Franceschini che annuncia il suo voto contrario; con Rutelli che si dichiara pronto a votare sì; con Fioroni e Marini a metà strada, ma forse più vicini alla posizione di Rutelli che a quella del segretario del partito (che aveva annunciato il suo no). E’ insomma la crisi dei cattolici democratici a riverberarsi sul Pd.
Posti da tempo in una condizione certo non facile rispetto alla chiesa ratzingeriana e incapaci di trovare una nuova sintesi comune, costantemente divisi tra la tentazione del dissenso aperto e il richiamo dell’obbedienza, i cattolici finiscono così per essere del Pd al tempo stesso il punto di forza – la prova che non si tratta di una “cosa tre”, valore aggiunto che non hanno mancato di far pesare, sugli organigrammi interni come sulla linea politica – e il suo anello debole, la breccia indifesa su cui si concentrano tutti gli attacchi nemici.

“Condivisione maggioritaria”
Dalla complicata vicenda di questi giorni Tonini riesce però a trarre comunque motivo di ottimismo. “Queste diversità sono la nostra ricchezza – dice il senatore – il Pd ne esce come un partito capace di discutere”. E capace anche di votare unito una mozione di indirizzo sul testamento biologico. Per Tonini, infatti, proprio il voto di ieri sulla mozione Bosone (parlamentare molto vicino a Dario Franceschini) dimostra che alla fine “il Pd è capace di trovare la sua unità”. Sulla stessa linea Stefano Ceccanti. “Il voto di oggi – dice – libera convergenza su una mediazione diversa da tutte le proposte originarie, al di là delle legittime rispettabili posizioni in dissenso per motivi opposti, rivela che c’è non solo una posizione prevalente su quel punto, ma un frutto maturo di condivisione maggioritaria”. Una rivelazione, questa del passaggio dalla vocazione alla “condivisione maggioritaria”, che non sembra però avere convinto tutti. Specie nella base ex diessina, e soprattutto tra i Giovani democratici, dove gli attacchi a Rutelli e alla Binetti sono sempre più aspri e frequenti. Resta il fatto che oltre alla mozione Bosone, però, ieri Rutelli ha votato pure la mozione Gasparri.
Nel frattempo, il Pd annuncia che la manifestazione “in difesa del presidente della Repubblica e della Costituzione” che avrebbe dovuto tenersi ieri, prima che la morte di Eluana Englaro cambiasse tutto, si terrà domani. Stesso luogo (piazza Santi Apostoli), stessa ora (le 18), stesso programma: Oscar Luigi Scalfaro sarà l’unico a prendere la parola. Ma il clima, va da sé, sarà molto diverso. (il Foglio, 11 febbraio 2009)

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  1. Roberto permalink
    11/02/2009 16:42

    Sarò ignorante, ma sono convinto che una mediazione che non sia libera e/o che non sia diversa dalle proposte originarie non sarebbe una mediazione.

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