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Veltroni libera il Pd, Finocchiaro detta la linea e Franceschini s’infuria: “Non era nei patti”

10/02/2009

Roma. “Non possiamo dimenticare che il Pd ha molte anime”, dice Walter Veltroni al coordinamento del Partito democratico, prima che la notizia della morte di Eluana Englaro, in serata, cambi nuovamente tutto. Convocata per stabilire la posizione del Pd sul disegno di legge del governo contro la sospensione di idratazione e alimentazione, arrivato ieri in Senato, la riunione si chiude con una formula già usata in passato sul caso Englaro: “Orientamento prevalente”. Ma questo è solo l’inizio di uno scontro durissimo, e certo destinato a proseguire. Nel coordinamento, infatti, Anna Finocchiaro e Pier Luigi Bersani avevano chiesto una posizione univoca per il no al ddl, fermo restando il rispetto della libertà di coscienza di ciascuno. E anche cattolici come Luigi Zanda e Antonello Soro erano sembrati aperti a questa possibilità. A chiudere ogni discussione è stato invece il segretario. “Sarebbe un errore strategico”, ha detto Veltroni, convinto che così si sarebbero solo sottolineate le divisioni, visto che molti avrebbero comunque votato sì. Di qui la scelta di demandare la decisione ai gruppi parlamentari – secondo “l’orientamento prevalente” delle loro assemblee – senza alcuna indicazione del partito. Quindi la dichiarazione del segretario alle agenzie, in cui Veltroni annunciava il suo voto (contrario), e l’invito a fare altrettanto da lui rivolto ai parlamentari. Scelta forse affrettata, visto il diluvio di “sì”, “no” e “non so” che ne è seguito, a cominciare dal sì di Francesco Rutelli.
A nulla sono dunque servite le proteste di Finocchiaro e Bersani. “Qui manca la consapevolezza di quello che sta accadendo: uno stravolgimento mai visto della Costituzione”, ha detto per esempio l’ex ministro. Un atto dinanzi al quale “loro”, i parlamentari della maggioranza, “mica votano secondo coscienza”. Nel frattempo, però, la sfilza di dichiarazioni prosegue. Alcuni, come Enrico Letta o Enrico Gasbarra, annunciano che voteranno sì, ma andranno anche alla manifestazione “in difesa del presidente della Repubblica e della Costituzione”, indetta per oggi dal Pd. “Io voterò no e non è un voto di coscienza ma un voto convinto”, dichiara invece Gianclaudio Bressa, convinto che la decisione di porre fine a una vita spetti “alla persona, ai suoi cari, alla famiglia. Mai allo stato”. Il deputato Franco Laratta si appella invece ai suoi “amici” di Facebook, perché gli scrivano come dovrebbe votare. “Non è una scelta facile”, spiega. Anche perché il disegno di legge “è identico al decreto che il presidente Napolitano non ha inteso firmare” (motivo, peraltro, della manifestazione di oggi).
“Qui salta il partito”, mormorano diversi senatori. E in molti si sono fatti sentire, nel direttivo e poi nell’assemblea del gruppo, convinti che la scelta dell’orientamento prevalente (e anche la manifestazione “sottodimensionata” di oggi, a piazza Santi Apostoli, con il solo Oscar Luigi Scalfaro a parlare) sia la certificazione di un fallimento politico. Ma ieri c’era pure chi spiegava che al contrario, demandando la scelta ai gruppi, alla fine una linea del partito ci sarebbe stata. Enrico Letta e Beppe Fioroni, invece, assicurano che lo stesso “orientamento prevalente” sarebbe solo “la somma delle singole libertà di coscienza”. Ma non sembra averla capita così Anna Finocchiaro, che al termine dell’assemblea dichiara: “Il gruppo del Pd voterà no al disegno di legge… Con pari legittimità politica alcuni componenti del gruppo voteranno in dissenso”. Poco dopo, però, il capogruppo riceve la telefonata di un infuriato Dario Franceschini. “Non era questa la linea concordata”, le dice, contestandole anche il termine “dissenso”.
Per Veltroni e Franceschini, infatti, il capogruppo avrebbe dovuto annunciare il suo personale voto contrario, registrare che questo era anche “l’orientamento prevalente” del gruppo e ribadire che comunque ciascuno avrebbe votato secondo coscienza (dunque, non essendoci una linea, non ci sarebbero stati neanche “dissidenti”). Ma è difficile credere si sia trattato di un semplice fraintendimento. (il Foglio, 10 febbraio 2009)

2 commenti leave one →
  1. 10/02/2009 22:53

    Scusa ma martedì 10 tutti nel mondo sanno che è morta tale Eluana englaro. Tutti meno tu.

Trackbacks

  1. Prima che mi dimentichi di Debora Serracchiani « Quadernino

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