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Berlusconi usa l’election day per spaventare Bossi e sogna di strafare da sé

10/04/2009

Roma. Alcuni sostengono sia solo un modo per fare pressione sulla Lega. Altri garantiscono invece che Silvio Berlusconi ci stia pensando davvero, eccome, all’ipotesi che ieri ha “accennato” ai ministri Umberto Bossi e Roberto Maroni, a margine del Consiglio dei ministri. E cioè alla possibilità di unire voto per le europee e voto per il referendum elettorale, come richiesto a gran voce tanto dal Pd quanto dal comitato promotore. In ogni caso, è con questa proposta che Berlusconi ha replicato alle proteste leghiste per l’incidente parlamentare di mercoledì, quando le numerose assenze nella maggioranza hanno portato allo stralcio della norma sulle ronde, dopo che l’opposizione era riuscita a bloccare il prolungamento da tre a sei mesi del periodo di permanenza dei clandestini nei Centri di identificazione. A Bossi e Maroni che attaccavano su quello che definiscono un “indulto ai clandestini”, infatti, Berlusconi ha risposto mostrando lo slogan del Pd sulla “Bossi Tax”. Pur di boicottare il referendum, è l’accusa di Dario Franceschini, la Lega impedirebbe di dare all’Abruzzo i soldi risparmiati con l’election day. “E’ un argomento forte”, ha osservato il presidente del Consiglio.
L’incontro sembra comunque essersi concluso pacificamente. Berlusconi assicura che “tutto è chiarito”. Bossi continua a ripetere che “una soluzione si troverà”. In conferenza stampa, però, il premier ha dichiarato: “Del referendum parleremo al prossimo Consiglio dei ministri. Credo che valga la pena fare un’altra riflessione, perché sulle argomentazioni portate serve un approfondimento”. Parole caute, ma certo non di chiusura. “Se adesso il governo ci ha ripensato, va bene”, commenta il segretario del Pd. Prima, però, bisogna capire “se si tratta solo di tattica, per risolvere i contrasti interni alla maggioranza”.
Per ora, i contrasti sembrano comunque appianati. Sulle espulsioni, la norma sarà reintrodotta al Senato, magari offrendo all’opposizione uno “sconto” sul prolungamento dei tempi di permanenza per i clandestini, da sei a quattro mesi. Per le ronde, invece, nel Pdl sembrano convinti che basti il disegno di legge che è già in commissione alla Camera. “Rispetto al decreto – spiega Italo Bocchino – la differenza nei tempi di approvazione è di un paio di mesi”. Che sono però giusto quelli che mancano alle elezioni. “Siamo stati tanto tempo senza questa norma, possiamo resistere altri due mesi”, replica il vicecapogruppo del Pdl.
“Non bisogna esasperare le tensioni – dice Gaetano Quagliariello – ma nemmeno minimizzare l’accaduto. La nascita del Pdl ha cambiato sia i rapporti con gli alleati sia gli equilibri interni al nuovo partito… è una questione che richiede tempo e testa, se non vogliamo fare la fine del Pd”.

La tentazione di ritornare al voto
E che un problema ci sia, lo dimostrano anche le parole di Bocchino sulle assenze di mercoledì: “Tutto il governo era assente”. E per quale ragione? “Chiedetelo al governo”. Problemi interni, dentro la maggioranza e dentro lo stesso Pdl, che Berlusconi potrebbe decidere di affrontare di petto proprio con la scelta dell’election day. Una scelta che avrebbe alcune conseguenze di non poco conto. In ordine di probabilità: il raggiungimento del quorum, la vittoria del Sì, una rottura con la Lega difficilmente superabile. Per i leghisti, infatti, il boicottaggio del referendum è questione di vita o di morte. Se Berlusconi facesse sul serio, insomma, vorrebbe dire che ha già messo in conto la caduta del governo. Ma una volta cambiata per via referendaria la legge elettorale, un voto anticipato quando è all’apice della sua popolarità (e i suoi avversari al minimo, oltre che divisi), potrebbe apparirgli come una terra promessa, con un premio di maggioranza che andrebbe ora alla lista più forte (non più alla coalizione). E quale partito, in autunno, potrebbe mai contenderlo al Pdl?
Certo sarebbe un azzardo. Un’antica legge della politica dice che quando è il vincitore a chiedere nuove elezioni, le perde. “Qui però non saremmo noi a chiederle”, osserva qualcuno. Perché è l’opposizione a invocare l’election day. E dopo aver cambiato la legge elettorale, in Italia si è sempre tornati al voto. L’occasione, considerato che la nuova maggioranza eleggerebbe anche il capo dello stato, sarebbe dunque davvero allettante. Se poi Berlusconi intendesse soltanto ricondurre alla ragione la Lega, o se invece ci stia pensando sul serio, lo si vedrà presto. Al momento, probabilmente, sono vere entrambe le cose. (il Foglio, 10 aprile 2009)

2 commenti leave one →
  1. 10/04/2009 10:55

    Tutto ciò che è accaduto in questi ultimi 15 giorni mi fanno pensare che la strategia del PDL preveda di mettere nell’angolo la Lega, eventualità gradita soprattutto alla parte ex AN, che soprattutto al nord, mal digerisce l’operato di Bossi & C. sempre più operosi nel guadagnare poltrone e visibilità e sempre meno attenti a dare risposte ai territori.
    A questo va legata però anche l’eventualità, ben evidente nelle passate elezioni: la Lega guadagnerebbe voti da un divorzio dal PDL. Sia a livello nazionale che locale tutte le volte che divorzio è stato a guadagnarci è stato Bossi,.
    Se fossi in loro ci penserei bene a fare la guerra ai leghisti.

  2. 10/04/2009 14:13

    sì vabbè la lega può mugugnare ma berlusconi ha capito che in questa fase decidere di separare le elezioni potrebbe portare maggiori danni.

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