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Banana Republic

28/04/2009

Ma queste diverse politiche – debole regolazione, denaro a basso costo, l’alleanza economica non scritta tra Stati Uniti e Cina, gli incentivi all’acquisto di casa – avevano qualcosa in comune. Sebbene alcune siano tradizionalmente associate ai democratici e altre ai repubblicani, tutte quante andavano a beneficio del mondo della finanza.

Ho appena cominciato a leggere uno splendido saggio di cui penso parlerò a lungo, che scopro grazie al mio duplice collega anarco-capitalista Galt (confido però che la lettura lo induca a cambiare presto il suo nome in Ulianov). Mi piacerebbe che fosse presto pubblicato in Italia, ma non credo che i miei desideri saranno  esauditi: il “golpe silenzioso” di cui parla Simon Johnson, in un grande paese democratico e pluralista come gli Stati Uniti, incontra pur sempre una certa resistenza, fosse anche solo per la pubblicazione e il successo del saggio in questione; in un piccolo paese semicoloniale come l’Italia, però, quello stesso processo ha raggiunto uno stadio molto più avanzato, pervadendo di sé non solo i giornali e le televisioni, l’università e il cabaret, ma persino le organizzazioni della sinistra (politiche e sindacali). E quando dico lo stesso processo non intendo un processo analogo, intendo proprio lo stesso: stessi attori, stesso copione, stessi allestimenti. Cambiano solo i comprimari. Tanto è vero che mentre negli Stati Uniti si discute delle relazioni di Tim Geithner o di Larry Summers con quella stessa comunità finanziaria che porta la prima responsabilità della crisi, in Italia si continuano a pubblicare allegramente articoli e libelli dei suoi pigri agit-prop, che fanno ormai la stessa impressione di certe vecchie collezioni da bancarella su marxismo e critica letteraria, marxismo e psichiatria infantile, marxismo e giardinaggio: anacronistici relitti di un’utopia che era già ampiamente scaduta quando quei libri andavano in stampa, ma che per qualche tempo valsero certamente ai loro autori il rassicurante riconoscimento di una non piccola comunità accademica e politica, in quel caso; e il proficuo riconoscimento di una ben più larga e prospera comunità internazionale, nell’altro.

2 commenti leave one →
  1. 28/04/2009 15:05

    Concordo pienamente con il giudizio su Simon Johnson: ne parlavo qui qualche giorno fa.
    Ti consiglio caldamente anche la lettura di The Baseline Scenario, che tiene insieme a James Kwak.

Trackbacks

  1. Notizie dai blog su Gap e Banana Republic arrivano in Italia

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