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Il rapporto tra referendari e sinistra

01/05/2009

siemaeses-2Da qualche giorno mi sforzo di capire se e quando il coming out referendario di Berlusconi spingerà il Pd a rivedere la sua posizione (votare sì per poi cambiare la legge in parlamento), essendo chiaro come il sole, a questo punto, che: a) Berlusconi sta pensando di fare campagna per il Sì perché vuole proprio la legge che uscirebbe dal referendum; b) che una maggioranza parlamentare alternativa per cambiare quella legge non c’è e non ci sarà mai, non foss’altro perché non ci starebbe nemmeno buona parte del Pd, dove referendari veltroniani e ulivisti sono invece ansiosissimi di portare a compimento la tanto sospirata riforma bipartitica. A forza di rifletterci, però, ho capito che almeno su una cosa sono io che sbaglio, perché parlare di coming out referendario di Berlusconi è scorretto. Semmai, si dovrebbe parlare di coming out berlusconiano dei referendari. Una differenza non da poco, che la dice lunga sull’antico rapporto siamese tra sinistra italiana e quel vasto arcipelago composto di veltroniani, prodiani, professori e profeti della “società civile” che da anni dettano la linea dalle colonne di Repubblica, dai salotti televisivi perbene, e da tante altre parti. Un rapporto (e un coming out) che mi pare perfettamente esemplificato da questa vignetta, che pesco dall’altra parte dell’oceano, e cioè da quell’America Latina verso cui ci stiamo rapidamente incamminando.

3 commenti leave one →
  1. cigare volant permalink
    04/05/2009 11:24

    franceschini a katzullo, oggi sul corriere

    Sempre dall’interno del Pd, in parti­colare dagli ambienti vicini a Rutelli, viene la richiesta di cambiare linea sul referendum elettorale: il sì rafforze­rebbe Berlusconi.

    «Anche qui: serietà. Il referendum ci chiede se abolire o no la legge che il suo stesso autore ha definito ‘una porcata’. La risposta di chi ha contrastato questa legge non può che essere sì. La direzio­ne del Pd ha approvato questa linea con oltre cento voti contro cinque. Tornare indietro per una battuta detta da Berlu­sconi camminando nelle vie di Varsavia significherebbe non essere un partito, ma solo un gruppo di persone impauri­te ».

    Il Pdl avverte che, se vince il sì, non si farà una nuova legge elettorale.

    «Dimentica di avere 271 deputati su 630. Gli altri potrebbero decidere di far­la ».

    http://www.corriere.it/politica/09_maggio_04/franceschini_cazzullo_c1579454-386d-11de-a257-00144f02aabc.shtml

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