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Voto di dignità

05/06/2009

Roma. Prima che Dario Franceschini cominciasse a ripetere che la scelta di fondo del 6 giugno, e la vera differenza tra Pd e Pdl, è innanzi tutto sui “valori”, Massimo D’Alema era solito esprimere con sarcasmo il suo fastidio per una simile retorica. “Quando sento parlare di valori metto subito mano al portafogli”, ripeteva ancora poche settimane fa, accompagnando le parole a un gesto eloquente della mano, come per accertarsi che il portafogli fosse ancora al suo posto. Non per nulla, in quel momento, i suoi interlocutori erano filosofi convocati dalla fondazione ItalianiEuropei per discutere di religione e politica. E nel sarcasmo dalemiano, a parte l’allusione ad Antonio Di Pietro e alla sua “Italia dei valori”, si nascondeva senza dubbio anche un riferimento a Giulio Tremonti, al suo ultimo libro e alle numerose interviste in cui il ministro dell’Economia aveva teorizzato, per l’appunto, la necessità di un ritorno ai valori. Ma ecco che in questa strana campagna elettorale le parti sembrano rovesciarsi di colpo, con Tremonti a dichiarare sollennemente che “il Pd sostituisce l’etica all’ideologia” e che “il ‘partito dei valori’ è un errore politico”. E con D’Alema che sottolinea come in altri paesi, al posto di Silvio Berlusconi, qualunque capo di governo si sarebbe dimesso, e non già per richiesta dell’opposizione – richiesta che infatti il Pd non ha avanzato – ma della stampa. Con Tremonti a parlare di un’Europa in cui ritorna il “primato della politica”. E con D’Alema a lamentare l’assenza in Italia di “un’opinione pubblica indipendente”, capace di far cadere i governi.
Dalle interviste pubblicate ieri sul Messaggero a D’Alema e Tremonti, una accanto all’altra, emerge così tutta la bizzarria di questa campagna elettorale, cominciata con la crisi economica e finita con la crisi dei valori. Uno slittamento determinato più dalla stampa che dalla politica, ma comunque accettato dal Pd, partito sulla linea di Rifondazione comunista e arrivato sulla linea dell’Udc.
Basta guardare l’ultimo manifesto di Pier Ferdinando Casini, che lo ritrae con tutta la famiglia, accompagnato dallo slogan: “Noi, invece, crediamo a questi valori”. Per vedere una sinistra che attacchi il governo in nome del valore della famiglia è ancora presto, ma il senso delle parole pronunciate da Dario Franceschini sui valori del premier, e sulla differenza tra Pd e Pdl, somiglia molto al malizioso “invece” casiniano.
Dal vecchio “la serietà al governo” all’attuale “la dignità al governo”, la linea è tracciata. E in questo senso va anche la rettifica del segretario sull’infelice domanda rivolta agli elettori (“Fareste educare i vostri figli da quest’uomo?”) che tante polemiche ha sollevato. Nessun riferimento personale, ha spiegato Franceschini. “Domandavo semplicemente se questi sono i valori che un uomo politico dovrebbe trasmettere alle nuove generazioni”. I valori della televisione, cuore antropologico del berlusconismo, si capisce. Sobrietà, serietà, solidarietà sono – invece – i valori che Franceschini rivendica al Pd. “La solidarietà, la rettitudine, il talento, l’operosità, la generosità”, gli fa eco Walter Veltroni. Dopo l’appello al voto di Romano Prodi, infatti, ieri è tornato sulla scena anche l’ex segretario del Pd, denunciando la “società fondata sull’egoismo” che il centrodestra vorrebbe edificare. E la conseguente “eclisse” di quei valori “che hanno accompagnato i momenti migliori della nostra storia nazionale”. Sulla stessa falsariga torna a intervenire anche Prodi. “Hanno cambiato la norma sui voli di stato – dice l’ex presidente del Consiglio – mi pare che la legge del Principe sia diversa da quella del popolo”. E così, mentre Franceschini rilancia a Matrix la questione morale dei voli di stato (“un problema di serietà e di moralità della politica”), sembra quasi che a parlare della crisi economica sia rimasto solo il governo. Il peggio è passato, dice Tremonti, convinto che il paese ne uscirà comunque più forte, perché “in un mondo dove conterà di più il lavoro, i risparmi, l’Italia peserà di più”. E anche sul mancato accordo tra Fiat e Opel, aggiunge il ministro, la partita “è ancora aperta”. La campagna elettorale, invece, si chiude qui. E Berlusconi che esorta a votare per lui anche “chi in Italia è dell’estrema sinistra”, a questo punto, non sorprende neanche più di tanto. (il Foglio, 5 giugno 2009)

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  1. Roberto permalink
    05/06/2009 14:15

    Ahimè, per ragioni – quanto meno – anagrafiche io appartengo alla vecchia scuola. Quindi sono tra coloro che ritengono che se uno ha la fortuna di avere dei valori l’ultima cosa che deve fare è proclamarli. Sarà per questo che non mai votato il vecchio Max, i cui valori si adeguano ai tempi (brevissimi) della sua presbiopia politica e che, infatti, non ne ha mai azzeccata una, nè nel breve, nè nel medio, nè tanto meno nel lungo termine.
    Un perdente che galleggia da par suo, un velista che si adatta al vento che c’è ma non sa prevedere il vento che ci sarà (fra cinque minuti). Un perdente simpatico, comunque. Spero che non si offenda (scherzo: so che, se mi considerasse qualcosa di più che un banale postatore su blog altrui, si offenderebbe).

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