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Quelli che c’erano prima e forse dormivano

03/07/2009

All’assemblea di ieri Walter Veltroni non ha detto cose diverse da quelle che ha sempre ripetuto in questi due anni (a tenersi bassi). Dunque non lo farò neanch’io: Dario Franceschini ha scelto di imboccare quella strada già diversi mesi fa e la mia opinione in proposito l’ho scritta qui allora. Aggiungo solo una cosa – ma lunga – perché in tutto questo parlare di apparati e di rinnovamento mi sono tornati in mente i tempi in cui avevo ancora una tessera in tasca e una sezione in cui andare a discutere di quello che capitava. L’ho fatto per quattordici anni, da quando ne avevo quindici a quando ne avevo ventinove, nella sezione Mazzini dei Ds (e prima del Pds). Anche lì, ve l’assicuro, si parlava molto di rinnovamento, ricambio, apertura. E quando si discuteva, si discuteva sul serio: dare del tu e dire chiaramente come la pensavi anche al vecchio dirigente, autorevole intellettuale e magari pure ex partigiano con cui ti trovavi a polemizzare, a quindici anni, era una delle prime cose che ti toccava imparare, e non delle più facili.  Ma non ci vuole molto, il più delle volte non te ne accorgi neanche, a passare dall’ultimo arrivato a quello al quale domandare quando non sei sicuro di aver capito. Come dappertutto, c’è sempre qualcuno che arriva dopo di te. E spesso era proprio uno di loro, uno di quelli arrivati da poco e desiderosi d’impegnarsi e di farsi valere, che nelle discussioni portava quella carica tipica di chi ha ferme convinzioni politiche ma ha sempre avuto poco tempo da perderci dietro, e alle lunghe e accese e spesso defatiganti discussioni e mediazioni della politica non è abituato. E insomma, per farla breve, interveniva nel dibattito con tono sprezzante e accusatorio, se non offensivo, prendendosela con quello che aveva parlato prima. Succedeva regolarmente, con le facce nuove, con quelli che ad altri livelli si sarebbero detti esponenti della società civile. Ma allora c’era sempre in sezione qualcuno, un vecchio dirigente, un autorevole intellettuale e magari pure ex partigiano, uno di quelli che in altra sede si sarebbero definiti esponenti dell’apparato, che lo interrompeva. Qualcuno che fino a quel momento, attenzione, aveva sostenuto esattamente la stessa posizione, mica uno degli altri. “Vedi – gli diceva con tono garbato, con voce posata e con fare paterno – non si dice così a un compagno…”. Ci girava un po’ intorno, spiegava brevemente la differenza tra polemizzare sulle idee e polemizzare sulle persone, quindi concludeva: “Perché se no, se tu dici così, allora io ti dico che sei uno stronzo, mi spiego?”. Era uno scatto improvviso, su e giù, una frase musicale che sulle “o” di “stronzo” scoppiava come un tuono che annuncia tempesta, per poi chiudersi sulle note suadenti e serene con cui era cominciata, con quel dolce “mi spiego?”. Il nuovo arrivato taceva, la discussione riprendeva più accanita di prima, si protraeva fino a ore insostenibili, quindi si votava, ci si divideva, qualcuno perdeva e qualcun altro vinceva, si andava tutti insieme a cena tardissimo e lì magari si ricominciava a discutere fino a molto più tardi. E ancora oggi, quando sento discutere di rinnovamento e apparati, partito leggero e signori delle tessere, vecchio e nuovo, mi viene da pensare che in politica si parla troppo di valori e questioni morali e buoni e cattivi, ma si pensa troppo poco a come principi e modi di pensare e modi di stare con gli altri si trasmettono, in una grande organizzazione che voglia davvero cambiare qualcosa, anche di se stessa. E quando sento fior di burocrati che nell’apparato hanno passato la vita parlare con tanto disprezzo di tessere e iscritti, non so perché, ma la prima cosa che mi viene in mente è un partito in cui alla fine del dibattito non si va a cena tutti insieme, ma solo tra quelli che stavano dalla stessa parte della discussione. E penso pure che se questo accadrà, la responsabilità non sarà dell’ultimo arrivato e del suo ingenuo manicheismo, ma di tutti i vecchi dirigenti con i quali andrà a cena, che gli diranno bravo e gli daranno tante pacche sulle spalle, già abituati alla modernissima idea che in questo consistano il confronto e la discussione politica: nel dirsi e nel sentirsi dire bravo, nel dare e nel ricevere tante pacche sulle spalle, e tanti colpi di gomito, dentro il proprio piccolo, splendido, democratico gruppetto di puri, in cui regna sempre l’unità e l’armonia e la solidarietà interna, e in cui soprattutto a nessuno verrebbe mai in mente di darti chiaramente e pubblicamente dello stronzo.

7 commenti leave one →
  1. 03/07/2009 22:20

    l’importante è che l’importante intellettuale non fosse un ex sessantottino (l’ex partigiano si sopporta) perchè… stronzo a chi?

  2. 04/07/2009 08:02

    Mi ricorda un po’ la questione netiquette che, se entri nel “nuovo mondo” della comunicazione digitale, va imparata. Usi e costumi degli indigeni – diciamo – per non offendere gli indigeni.
    Quindi è giusto e io concordo….ma anche no :-)
    Perchè se guardo la politica italiana beh, non sembra stare troppo bene. E se qualcuno mi viene a dire che no, non si fa così e da noi si usa cosà ok, ma allora io chiedo: per ottenere cosa, tutto questo? Non che si vogliano fare rivoluzioni sanguinose ma, senza cambiamenti radicali anche e proprio nei costumi e nei modi di fare le cose (oltre che nelle cose, naturalmente), dubito che se ne venga fuori. Per cui sì, magari uno è un po’ stronzo, ma sono gli assenti ad avere sempre torto e non gli stronzi :-)

  3. 04/07/2009 08:43

    Ormai Walter non è più un leader…..ci vogliono anime nuove in questo periodo…
    http://riflessioniquotidiane.wordpress.com

  4. 04/07/2009 17:44

    Un bellissimo articolo, dal sapore amaro.
    Penso a ciò che ne viene fatto di debora Serracchiani, che pure è entrata in punta di piedi, ed ha criticato duramente ma con rispetto. Adesso sembra una delle più odiate e motivi non ce ne sono.
    Il problema è secondo me, che non c’è una linea vera, al massimo c’è la linea del leader, un po’ come nel Pdl.
    Con la differenza che il leader vuole accontentare l’elettorato, seguendo differenti linee contemporaneamente, scontentando tutti…
    http://riciardengo.blogspot.com/2009/07/chiamatemi-charles.html

  5. arsub permalink
    05/07/2009 12:50

    Un tuffo nel passato, anche in certe sezioni periferiche era così. Molto bello, complimenti.

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  2. Anagni – Giovani. Partiti. Rinnovamento

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