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Il canto del Grillo

16/07/2009

Ad ascoltare l’interminabile maramaldeggiare di tanti commentatori attorno alla surreale vertenza tra Beppe Grillo e il Partito democratico, non si può non provare almeno un po’ di compassione. Un sentimento mitigato però da un’indistruttibile consapevolezza: che se la sono cercata. Dalla teoria del partito-società alla pratica del partito-gioco di società il passo è stato breve e il risveglio doloroso, ma non era difficile prevederlo. E così, per evitare il peggio o forse solo per non ammettere l’evidenza, i dirigenti del Pd si gettano ora sul lato opposto del ridicolo: per fermare la candidatura di Grillo bastava dire che la sua iscrizione era arrivata troppo tardi, che lo statuto parla chiaro e dice che per candidarsi bisogna risultare iscritti entro la data di convocazione del congresso (in questo caso il 26 giugno). Presi dal panico, però, i dirigenti del Pd non si sono limitati a questa semplice osservazione, ma sono arrivati all’autentica assurdità di rifiutare la tessera a un comico, con l’argomento che questi avrebbe in passato promosso liste civiche in concorrenza con quelle del partito. Nel Pci degli anni Cinquanta, com’è noto, si spalancavano le porte a fior di fascisti che pochi anni prima ai comunisti sparavano. Nel 1946, Togliatti faceva modificare l’articolo 2 dello statuto – lo statuto del Partito comunista italiano, mica del Pd – e laddove prima si pretendeva l’adesione all’ideologia marxista-leninista faceva inserire che potevano iscriversi semplicemente tutti i cittadini “che accettino il programma politico del partito” (“indipendentemente dalla razza, dalla fede religiosa e dalle convinzioni filosofiche”). Oggi, a quanto spiega Debora Serracchiani sul suo blog, la tessera non può essere data a Beppe Grillo perché “prendere la tessera significa condividere ideologie, valori, storie, emozioni di quel partito, amarne il simbolo, la bandiera e il progetto”. Evidentemente Grillo non dimostra sufficiente amore per il simbolo e la bandiera (in verità piuttosto bruttini), o forse non ne condivide “le ideologie” (possibile che, tra tante, non ce ne sia nemmeno una che vada bene anche a lui?). Contrari a ogni eccesso, tralasciamo la recente polemica sulla questione morale e sulla necessità di controllare meglio la vita privata dei segretari di sezione, coordinatori di circolo o come si chiamano. Questo soprassalto di zdanovismo è la naturale reazione a due anni in cui si è pensato di poter fondare un partito sulla lotta contro i partiti, fare politica con le parole d’ordine dell’antipolitica, costruire circoli e federazioni tuonando ogni giorno contro apparati, tessere e burocrazie di partito – un’ideologia di cui Grillo, peraltro, è rappresentante assai più credibile di Dario Franceschini. In nome di questi principi, per un anno, non si è fatta una tessera, pensando solo a depotenziare in ogni modo iscritti, correnti e apparati. Tutto il potere agli elettori delle primarie, si è gridato, senza capire che una volta smantellati gruppi dirigenti e apparati a tutti i livelli, venuto meno ogni filtro, ogni selezione, ogni controllo democratico interno, non restava che quello: l’elettore italiano medio, abbandonato a se stesso, con la sola compagnia della tv o al massimo di qualche giornale (meglio mi sento), convocato una volta ogni due o tre anni giusto per scegliere il segretario nazionale (nonché candidato premier), l’assemblea nazionale, i segretari regionali con rispettive assemblee, fino ai famosi coordinatori di circolo e annessi direttivi (peraltro con il rischio di perdere, anche lì, ogni forma di controllo sociale tra iscritti e dirigenti, a proposito di questioni morali). Adesso resta dunque una sola cosa da fare: chiudere il parco dei divertimenti per comici, direttori di giornale e avversari, senza abbandonarsi a opposte e non meno insensate pulsioni zdanoviane. Non serve passare dalle campagne contro i partiti alla giornata del provetto pioniere democratico o dell’amore per la bandiera. Basterebbe conservare, tra tante innovazioni, un po’ di amor proprio. (il Foglio, 16 luglio 2009)

5 commenti leave one →
  1. 17/07/2009 08:16

    Affinità-divergenze tra il compagno Togliatti e noi, CCCP fedeli alla linea, che tempi! Vedere che questo pezzo è stato pubblicato sul Foglio, al tempo spesosi senza riserve per il “partito liquido”, dà un po’ il capogiro, ma fa niente, grazie per la madeleine.

  2. 17/07/2009 14:34

    Ecco, invece il fatto che tu non vada mai a capo è una scelta o un’imposizione?

  3. 17/07/2009 22:06

    Tutto giusto, secondo me.
    Tuttavia mi chiedo perchè Grillo dica che Pd e Pdl sono uguali (cosa che credo anch’io) per poi criticarli entrambi ed aderire ad uno.
    NOn è più semplice e coerente candidarsi da solo?

  4. 07/08/2009 18:50

    Tutto vero, certo. Però un partito, non importa quale, non può prestarsi al gioco di un Grillo. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un soggetto che vuole la certezza della pena, mentre lui stesso tanti fa, dopo essere stato condannato per omicidio colposo, per avere causato per scelleratezza la morte di tre persone, due adulti ed il loro bambino, non si è fatto manco un solo giorno di galera.

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